Abbigliamento esterno: in difficoltà l’export, tengono i consumi interni

Le esportazioni italiane di abbigliamento esterno femminile nei primi sette mesi dell’anno sono calate del 4,7%. Sul fronte dei consumi interni si conferma una situazione di stasi: -0,2% in termini di volumi e +2,0% in termini di spesa i dati relativi al 2002, emersi da uno studio effettuato da Sistema Moda Italia in collaborazione con ACNielsen Sita. Andamento analogo per l’abbigliamento maschile. I dati, diffusi in occasione del salone Modaprima, che ha chiuso i battenti il 3 dicembre a Milano, parlano chiaro: sul fronte dell’export di abbigliamento esterno femminile, nonostante alcuni timidi segnali di recupero nei mesi più recenti, difficilmente il 2002 potrà chiudersi con flessioni inferiori al 2-3%. Dei primi cinque mercati di destinazione della moda donna italiana, Germania, Stati Uniti e Giappone, mostrano ancora segnali di sofferenza (nel periodo gennaio-luglio 2002, i cali registrati sono stati rispettivamente del 15,9%, del 21,2% e del 9,9%). Fra i maggiori Paesi di sbocco, solo dalla Francia (+4,7%) e soprattutto dal Regno Unito (+11,9%) sono venuti risultati incoraggianti. Fra i mercati emergenti, un incremento a doppia cifra ha continuato a interessare la Russia, che consolida la propria posizione all’ottavo posto fra i Paesi verso cui si orienta l’export italiano di abbigliamento femminile esterno. Per il medesimo settore sono in crescita le importazioni, che hanno segnato un +11,7% rispetto ai primi sette mesi del 2001. Romania, Cina e Tunisia si sono confermati i principali fornitori di abbigliamento femminile anche nella prima parte del 2002 con tassi di crescita rispettivamente del 25%, 22% e 27%. Sul fronte dei consumi interni si è avuta una frenata nella stagione primavera-estate 2002. Quanto alle previsioni, nello studio di Smi-ACNielsen si ipotizza una debole ripresa dell’ordine di un +0,3% nell’autunno-inverno 2002/2003, di un +0,6% per la primavera-estate 2003 e, infine, di un +1,0% nella stagione fredda 2003.
Passiamo all’abbigliamento esterno da uomo. Stretto fra la brusca frenata delle esportazioni, a -4,1% nei primi sette mesi dell’anno, e un andamento ancora deludente dei consumi interni, il comparto si avvia a chiudere il 2002 con un fatturato in calo del 2% rispetto al 2001. Per quanto riguarda i Paesi di sbocco, pesano negativamente i forti ridimensionamenti avuti dal mercato tedesco e statunitense, che hanno ridotto la loro capacità di assorbimento a ritmi del 10 e del 24% circa. Le importazioni di abbigliamento esterno maschile nel nostro Paese sono aumentate, invece, del 4,8%. Per quanto concerne i consumi, nella primavera-estate 2002 si è verificata una contrazione del 2,6% e le previsioni parlano di una stasi anche nelle prossime stagioni: l’uomo continuerà a essere influenzato dal non positivo clima macroeconomico e a non sbilanciarsi negli acquisti.
e.a.
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