Abercrombie & Fitch: trimestre difficile, ma non nel business internazionale

Continua l'impasse, soprattutto in territorio statunitense, per il retailer americano di moda giovane Abercrombie & Fitch: nel quarto trimestre le vendite nette sono calate del 5%, da 980,8 a 936 milioni di dollari, con un -12% sul mercato nazionale, a quota 793,1 milioni. Al contrario, l'estero ha messo a segno un +86%, pari a 142,9 milioni di dollari.
Nei tre mesi - durante i quali è stato avviato un flagship a Tokyo, oltre a quattro spazi a insegna Hollister Co. in Europa - il gruppo ha accusato un -30,6% nell'utile netto, che si è attestato a 47,5 milioni di dollari dai precedenti 68,4 milioni: una conferma di un fiscal year tutt'altro che facile. Infatti, nell'anno archiviato il 31 gennaio scorso i ricavi netti di Abercrombie & Fitch sono scesi sotto i 3 miliardi di dollari (-16% rispetto ai 3,4 miliardi del 2008), mentre l'utile netto è passato da 272 a 254 milioni (-6,6%). "Abbiamo affrontato un periodo veramente complesso - ha commentato il ceo e chairman Mike Jeffries - con un solo obiettivo: proteggere i nostri brand. Nel 2010 intendiamo espanderci ulteriormente a livello internazionale, migliorando parallelamente la redditività negli States".
I prossimi opening in calendario sono quelli di Copenhagen in Danimarca e Fukuoka in Giappone, ma non viene tralasciata New York, con l'avvio di un Hollister Epic store sulla Quinta Strada. Gli investimenti totali per le inaugurazioni si aggirano sui 215-225 milioni di dollari, nel contesto di un budget complessivo di spesa compreso tra i 250 e i 260 milioni, dei quali circa 35 destinati all'information technology, alla distribuzione e ad altri progetti. Attualmente il colosso made in Usa gestisce 1.096 punti vendita, di cui in patria 340 Abercrombie & Fitch, 205 Abercrombie, 507 Hollister Co. e 16 Gilly Hicks. Oltreconfine, gli Abercrombie & Fitch sono sei, gli Abercrombie Kids quattro e gli Hollister Co. 18.
a.b.
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