Abu Dhabi: i commenti sulla Fashion Week

Si è conclusa la Abu Dhabi Fashion Week: l’ente organizzatore Maven, per sintonizzarsi da subito su un registro di livello internazionale, ha varato la prima edizione con la consulenza della Camera Nazionale della Moda Italiana.
“Tra tutte le capitali internazionali del fashion abbiamo scelto Milano - ha spiegato Alice Teeuwen, presidente di Maven - perché è quella che enfatizza maggiormente l’aspetto business”. Il main sponsor della fashion week è Aldar, importante gruppo coinvolto in vari progetti immobiliari nel Paese di cui alcuni riguardano proprio la moda (vedi fashionmagazine.it del 17 marzo).
Così, dopo una ufficializzazione del progetto lo scorso novembre, che ha visto in passerella due stilisti locali e Valentino, dal 15 al 18 marzo ha debuttato la prima vera edizione della kermesse, con una selezione di stilisti della regione e tre special guest italiani: Missoni, Pucci e Albino. “Con la cultura di questa parte del mondo abbiamo in comune una lunga storia di bello e ben fatto - ha detto Vittorio Missoni - e questa è un’ottima base su cui lavorare insieme”. “L’Emirato è un Paese che ha voglia di fare e anche i mezzi per farlo – ha commentato Albino D’Amato -. L’Abu Dhabi Fashion Week è stata un’esperienza divertente, in un contesto più rilassato, con meno pressione rispetto a Milano”.
13 le collezioni di designer mediorientali viste in passerella. “È un mondo molto diverso dal nostro, dove l’atteggiamento della consumatrice è per certi aspetti misterioso – è stata la riflessione di Vanda Bernasconi, fashion consultant per Neiman Marcus -. Anche i loro parametri di consumo, basati su un lusso nascosto, sono per noi difficilmente decifrabili. Inoltre per giudicare le collezioni viste in passerella occorrerebbe capire bene a chi intendono parlare: al pubblico locale o al mondo?”. “In ogni caso questa iniziativa – ha concluso Vanda Bernasconi - costituisce per loro un’ottima palestra se vogliono lanciarsi sul panorama internazionale. A mio avviso i più preparati in questo senso sono stati i libanesi che hanno alle spalle una cultura del manufatto e dell’artigianalità di matrice mediterranea”.
Secondo Anne Marie Paltsou, portavoce di Saks Fifth Avenue per far crescere la manifestazione bisognerebbe puntare su una selezione più rigorosa. “Alcuni designer erano più maturi, altri meno – ha precisato Susanna Avesani del buying office Avesani, che lavora per il colosso asiatico Club 21 -. Mi hanno convinto maggiormente quelli che hanno saputo rileggere in chiave moderna lo stile e i capi tipici della tradizione mediorientale come Rabia Z”. Interessanti anche le collezioni di Milia M, già vista a Milano Moda Donna, HSY Hassan Sheheryar Yasin, Gardem, disegnata da Garen Demerjian, e Amina Aljassim.
Dal punto di vista dell’organizzazione, buono il ritmo delle passerelle, anche grazie alla regia di Sergio Salerni, “ma non possiamo giudicarla con i parametri occidentali – ha detto il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Mario Boselli -. Era un primo appuntamento in un Paese che non ha la cultura delle sfilate, quindi tutto sommato è andata bene”.
La prossima edizione è fissata per novembre e dovrebbe essere ancora in collaborazione con la Camera, ma non è certo: “Dopo una iniziativa di questo genere - ha concluso Boselli - è giusto prendersi un momento di riflessione, per decidere come proseguire la partnership”.
c.mo.
stats