Acquisizione di Diadora: Polegato sbaraglia la concorrenza

Il suo nome era spuntato quasi a sorpresa tra i candidati ad acquistare Diadora: ma alla fine è stato proprio lui, Mario Moretti Polegato (nella foto), ad avere la meglio sui competitor. Attraverso la finanziaria di famiglia Lir, il patron di Geox si è aggiudicato la società attiva nel settore dell'active sportswear.
In lizza c'erano anche i fondi Orlando Italy e Atlantis Partners, "ma l'offerta di Lir è stata ritenuta più rispondente alle esigenze del piano concordatario - ha spiegato Franco Fasolato, presidente del cda aziendale - oltre che tale da assicurare lo sviluppo e la miglior valorizzazione degli asset di Diadora, anche con riferimento alla salvaguardia dei valori occupazionali". Un argomento spinoso, quest'ultimo, che sta tenendo in allarme gli oltre 260 dipendenti (che da lunedì presidiano la sede di Montebelluna) e il sindacato Uil, che con una delegazione si è recato dal Prefetto di Treviso per sensibilizzare anche le istituzioni sul rischio licenziamenti. "Se si riesce a conservare più della metà degli attuali posti di lavoro ci sono le premesse per un punto d'incontro, altrimenti proseguiremo con la nostra protesta", ha puntualizzato in un'intervista al Corriere del Veneto il segretario generale della Uil trevigiana, Antonio Confortin.
La scommessa della nuova proprietà è ambiziosa: "Porre le basi per la creazione di un gruppo industriale italiano, in grado di affrontare le sfide che il mercato globale richiede", ha sottolineato Franco Fasolato. Un futuro in cui non ci sarà una figura chiave dell'ultimo quadriennio, l'a.d. Enrico Mambelli. "Essendo dalla parte di chi vende, la mia uscita di scena era prevedibile - ha dichiarato a fashionmagazine.it il manager, che prima di entrare in Diadora nel giugno 2005 è stato ai vertici della Gianfranco Ferré. - Purtroppo, la figura dell'amministratore delegato è quella più esposta ai venti in quota, che possono essere molto freddi". "Comunque ha vinto l'offerta migliore - ha aggiunto - e penso che questo accordo tra realtà venete, se le radici resteranno in questa regione con una tenuta dei posti di lavoro, non potrà che avere una ricaduta positiva su tutto il Nord Est".
Sulle sue prospettive future Mambelli non si è sbilanciato. "Questi quattro anni sono stati una palestra, con pochi mezzi finanziari e una buona dose di entusiasmo - ha concluso -. Sono pronto a nuovi sviluppi, ma è troppo presto per parlarne".
I numeri più recenti disponibili su Diadora indicano un debito annuale di circa 80 milioni di euro da ristrutturare, a fronte di un giro d'affari consolidato di 130-140 milioni: una cifra che raggiunge i 200 milioni se si considerano le royalty dei licenziatari nel mondo (vedi fashionmagazine.it del 17 marzo scorso).
a.b.
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