Addio a Yves Saint Laurent, grande maestro della couture francese

Se n’è andato a 71 anni, lasciando alla moda internazionale il ricordo di uno stile che ha saputo rompere gli schemi e anticipare i desideri di emancipazione femminile, e quello di un uomo sensibile e riservato, anticonformista e irriverente, che alle donne ha dedicato oltre 40 anni di carriera. I funerali giovedì, nella chiesa parigina di Saint-Roch, alla presenza di Nicolas Sarkozy.
Nato il 1° agosto 1936 a Orano, in Algeria, da una famiglia benestante di origine alsaziana, il talento di Yves Henri Mathieu Saint Laurent esplode precocissimo, a soli 17 anni, alla corte di monsieur Christian Dior: prima come braccio destro del maestro e poi, alla morte del sarto francese, come suo delfino alla guida della maison. Un “praticantato” che evidenzia da subito le doti visionarie del giovane stilista, che già dalla sua prima prova in passerella imprime una virata storica alla tradizione del dopoguerra, incarnata dal vitino di vespa, per rimpiazzarla con un’idea più moderna e progressista di femminilità. Siamo sul crinale fra gli anni Cinquanta e Sessanta ed è la collezione “Trapezio” che consacra Saint Laurent come l’astro nascente della couture d’Oltralpe: un trionfo che però non impedirà alla Casa di moda di sostituirlo con Marc Bohan, nel momento in cui Yves viene richiamato sotto le armi per il servizio militare.
Eppure è proprio reagendo a questa apparente impasse che nel 1962, insieme a quello che diventerà l’amico e il socio di una vita, Pierre Bergé, si lancia in proprio, fondando la Yves Saint Laurent. Il consenso è pressoché immediato, anche se il picco della popolarità arriverà tra gli anni Sessanta e Settanta, grazie a intuizioni geniali (come la liaison con il mondo dell’arte) e a scelte audaci, che da quel momento lo battezzeranno come creativo innovatore e rivoluzionario. Basti pensare alle collezioni ispirate a Mondrian, Picasso, Matisse e Van Gogh o ai suoi viaggi esotici (che suggerirono la sahariana), oppure al famoso smoking, paradigma unisex di un’eleganza senza diktat.
Testimone del suo tempo dalla personalità complessa e dall’indole tormentata, Yves Saint Laurent passò alla storia anche come artista dissacratorio, che nel 1971 osò farsi immortalare nudo per promuovere il suo profumo Homme. Una parabola comunque sempre al positivo, la sua, fino all’arrivo, nel 1999, del gruppo Ppr-Gucci, che da quel momento assumerà il controllo della società. Già ammalato, il couturier mette definitivamente la parola fine alla sua attività nel gennaio del 2002, quando con un imponente défilé di 300 modelli suggella in maniera solenne oltre 40 anni di carriera, passati sempre e comunque “al servizio delle donne”.
Alle esequie, previste giovedì alle 15.30 nella chiesa parigina di Saint-Roch, saranno numerosi i personaggi di spicco a rendere omaggio al creatore francese, tra cui Sarkozy, per il quale “scompare uno dei più grandi nomi della moda, il primo ad avere elevato l’haute couture al rango di un’arte”. “La sua morte lascia un grande vuoto ma anche una sublime eredità”, ha ribadito Robert Polet, ceo di Gucci Group. Un capitale creativo che Valérie Hermann, ceo di Yves Saint Laurent, si impegna a preservare e a portare avanti insieme a Stefano Pilati, attuale direttore artistico del brand: “Il suo genio ha rivoluzionato il mondo della moda e lasciato un marchio inimitabile – ha dichiarato -. Un patrimonio che difenderemo in ogni modo”.
a.t.
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