Al Mifur le prime pellicce con l’etichetta

All’ottava edizione del Mifur (Salone Internazionale della Pellicceria e della Pelle), in programma a Milano dal 20 al 23 marzo con 270 espositori, le pellicce prodotte dai soci dell’Associazione Italiana Pellicceria saranno dotate di etichetta. Un’iniziativa inedita per il settore, presentata oggi in occasione della conferenza stampa di apertura del salone. Promosso dall’Associazione Italiana Pellicceria in collaborazione con Icec (Istituto di Certificazione della Qualità per l’Industria Conciaria) e realizzato dall’Uni (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) come Norma 11007 “Requisiti e indicazioni per l’etichettatura dei prodotti di pellicceria”, il progetto è stato illustrato da Mario Paganoni (presidente Associazione Italiana Pellicceria) e Norberto Albertalli (presidente Ente Fieristico Mifur). All’incontro – moderato dal giornalista Maurizio Mannoni - sono intervenuti Paolo Scolari (presidente Uni) e Renato Mannheimer, il quale ha reso noti i risultati di un’indagine realizzata dall’Ispo (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione) sull’atteggiamento degli italiani verso l’etichettatura dei prodotti di pellicceria.
Piccolo rettangolo di stoffa che il consumatore è ormai abituato a trovare sui capi di abbigliamento, l’etichetta costituisce infatti una novità assoluta per il settore della pellicceria, in quanto non prevista per legge: “Un gesto di trasparenza nei confronti del consumatore che soddisfa le istanze di un mercato in forte evoluzione – ha commentato Mario Paganoni – in grado di disciplinare finalmente tutte le transazioni internazionali, tutelare chi opera in modo corretto e soprattutto rassicurare il consumatore. Un’iniziativa che l’Associazione si augura possa trasformarsi al più presto in legge effettiva”.
Le informazioni contenute nell’etichetta sono quelle essenziali: la materia prima con la quale è prodotta la pelliccia (nome comune, in italiano e inglese, e nome scientifico, in latino, della pelle utilizzata) e i consigli per la sua manutenzione. Il tutto accompagnato dal nome del pellicciaio produttore del capo. Un’operazione, questa, che avrà eco internazionale - ha aggiunto Norberto Albertalli - in quanto “anche le nostre consorelle europee, entro settembre, imporranno ai loro associati l’etichettatura”.
D’altro canto, almeno stando ai risultati del sondaggio condotto dall’Ispo per conto dell’Associazione Italiana Pellicceria su un campione di 4.973 unità, l’etichettatura risponde a un bisogno di chiarezza molto sentito da parte del pubblico. Più del 70% degli intervistati (soprattutto residenti al Nord, con un alto grado di istruzione, in una fascia d’età compresa tra i 30 e i 39 anni) ritiene importante la presenza sul capo di un’etichetta dettagliata che certifichi in primis il tipo di pelle utilizzata. “Un dato rilevante – ha detto Renato Mannheimer – che si fa portavoce in realtà di un’esigenza trasversale, riguardante ogni settore merceologico, che invoca trasparenza in tutti i processi di consumo”. Palcoscenico per il debutto delle nuove pellicce con l’etichetta sarà appunto il Mifur, che per questa edizione prevede 270 espositori su 23.000 metri quadrati di superficie e la visita di 12.000 buyer.
a.t.
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