Al convegno "La formazione è di moda" ombre e luci del fashion system italiano

Divisi tra gli ottimisti e i pessimisti, tra le leggi dei numeri e quelle del cuore, i relatori invitati a discutere ieri a Firenze sul tema "La formazione è di moda" hanno cercato di comporre insieme una formula unica di "una nuova competitività per la moda italiana", come indicava appunto il sottotitolo dell’incontro. Il convegno, promosso dal Centro di Firenze per la Moda Italiana e dal Sole 24 ore, si è svolto alla Stazione Leopolda.
Accusato di trovarsi alla soglia di un invecchiamento precoce, il settore mostra zone di luce e ombra che non consentono una facile lettura e una immediata comprensione dei fenomeni che lo attraversano.
Se l’industria della moda italiana si sta esaurendo e non trova più un humus capace di far emergere nuove risorse creative, deve mettersi davanti a uno specchio e fare autocritica. Si scoprirà un po’ cieca ed egoista. Troppo spesso si è pensato ai numeri, si è investito all’interno del proprio business, guardando ai giovani come a competitor e non come investimento per il futuro.
Non si può più restare chiusi ciascuno dentro la propria turris eburnea: l’autoreferenzialità del sistema deve finire. E in fretta, anche. A New York come a Londra, ad Anversa come a Milano, il messaggio delle scuole converge su nuove figure professionali capaci di affrontare una competizione a 360 gradi. Che va dalla progettazione alla realizzazione del prodotto, dalla logistica al servizio della clientela. Ma la moda è una passione, molto vicina all’arte: i protagonisti del futuro saranno i giovani capaci di aprirsi e di guardare ad altri mondi e ad altre culture.
Capaci di prendere e di restituire, lavorando con la mente e con l’anima. Per la scuola la sfida sarà tenere il passo con il cambiamento: cercando di immaginare scenari del futuro, piuttosto che insistere sugli stereotipi del passato.
t.m.
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