Al convegno Pambianco si è parlato del futuro della moda italiana

Il futuro della moda italiana, in particolare alla luce della scadenza dell'Accordo Multifibre, e le prospettive del modello di impresa familiare, tipico del fashion-system nazionale, sono stati al centro del convegno svoltosi oggi a Palazzo Mezzanotte in Piazza Affari a Milano, organizzato da Banca Intesa e Pambianco.
Al centro dei lavori della mattinata il tema caldissimo della imminente scadenza dell’Accordo Multifibre e della necessità di creare condizioni che non facciano travolgere i mercati europei da un’invasione di prodotti provenienti da Paesi più competitivi, Cina in primis. Corrado Passera, a.d. e ceo di Banca Intesa, ha parlato di segnali di recupero per il settore moda, più evidenti per prodotti di lusso, ma ha sottolineato come la concorrenza si batta puntando sulla qualità: “L'etichetta d'origine potrebbe non bastare – ha detto - perché è necessario preservare la fase manifatturiera e, quindi, tutta la filiera produttiva anche attraverso aziende più forti, più strutturate, più internazionalizzate e più sofisticate a livello manageriale”. Passera ha tenuto anche a precisare come una banca che sappia gestire tutte le sue componenti a vantaggio del cliente possa costituire un valido supporto in tutte le fasi di vita dell’azienda.
L’intervento di Paolo Zegna, presidente di Sistema Moda Italia, ha posto l’accento sulla necessità, soprattutto alla luce della prossima scadenza dell’Accordo Multifibre, di fare sistema per ottenere condizioni meno sfavorevoli per l’Italia: in primis, in sede UE, l’etichettatura riportante l’effettivo Paese di origine di un prodotto, ma anche, in sede nazionale, incentivi per agevolare l’aumento delle dimensioni aziendali e la tanto auspicata riduzione dell’Irap.
Un tema, quello dell’urgenza di una riduzione dell’Irap, ripreso con calore anche dal presidente della Camera della Moda, Mario Boselli, che ha inoltre richiamato l’attenzione sul rischio per la filiera italiana di sottovalutare il declino che sta vivendo il settore a monte, quello dei filati e dei tessuti, i cui risultati economici sono stati negli ultimi tempi ben peggiori di quelli dei comparti a valle (abbigliamento e dintorni).
Le prospettive dell’economia mondiale, e del settore tessile-abbigliamento italiano in particolare, sono state al centro della relazione di Gregorio De Felice, chief economist di Banca Intesa, che ha previsto per il 2005 una decelerazione della crescita rispetto al 2004: per il sistema moda proseguirà, dunque, una fase di incertezza, anche se i prossimi due anni dovrebbero portare a un lento recupero delle vendite all’estero, “grazie all’avvenuto riposizionamento delle produzioni italiane su fasce di mercato più difendibili” ha detto De Felice, che prevede però solo un +0,7% nel 2005 e un +0,9% nel 2006.
Il viceministro alle Attività Produttive con delega per il Commercio Estero, Adolfo Urso, ha parlato soprattutto della necessità che l’Unione Europea attui una politica monetaria più improntata alla crescita e un ripensamento del patto di stabilità in un’ottica più flessibile e meno burocratica, veramente focalizzata sullo sviluppo. Urso ha anche ricordato le proposte italiane in sede UE per un monitoraggio preventivo, nel caso che, dopo la fine dell’Accordo Multifibre, si verifichi un flusso anomalo di importazioni, soprattutto dalla Cina, oltre alle operazioni messe in essere dal suo dicastero per la promozione del made in Italy sui mercati emergenti, e ha ripercorso le tappe della battaglia dell’Italia in tema di etichettatura obbligatoria di origine di un prodotto.
Nel corso della mattinata è intervenuto anche il “padrone di casa”, Massimo Capuano, amministratore delegato di Borsa Italiana, che ha presentato gli strumenti più flessibili che Piazza Affari mette oggi a disposizione degli imprenditori per favorire la crescita delle piccole medie aziende italiane, vale a dire i mercati Star ed Expandi, quest’ultimo particolarmente adatto a quelle realtà che non hanno ancora sviluppato tutti i requisiti per la quotazione vera e propria. Sarebbero 125, secondo il vertice di Borsa Italiana, le aziende del settore moda oggi quotabili, di cui 65 nell’abbigliamento e 60 negli accessori e gioielli. “Attualmente - ha sottolineato l’amministratore delegato - le aziende della moda quotate rappresentano solo il 2,6% della capitalizzazione in Borsa”.
E di Borsa si è parlato anche nel pomeriggio, apertosi con una video-intervista di Mariella Milani (critica di moda del TG2) a Giorgio Armani, in cui lo stilista-imprenditore ha preannunciato per il futuro della maison da lui creata non la quotazione, bensì la cessione a un grande gruppo: “Non avendo bisogno di soldi – ha detto - la Borsa per me non ha senso”. Ma su quale gruppo potrebbe garantire continuità alla sua azienda, Armani ha preferito non sbilanciarsi.
La tavola rotonda del pomeriggio è stata anticipata da Carlo Pambianco, presidente della Pambianco, con la presentazione dei risultati della ricerca “Ripensamento del modello familiare nelle aziende della moda”, tema ripreso più approfonditamente nella tavola rotonda che è seguita, nel corso della quale Giovanni Burani (Mariella Burani Fashion Group), Matteo Marzotto (Gruppo Marzotto), Mario Moretti Polegato (Geox), Francesco Trapani (Bulgari) e Santo Versace (Gianni Versace) hanno raccontato la propria esperienza sul rapporto tra modello familiare e gestione manageriale, con particolare riferimento al delicato tema del passaggio generazionale: interventi che saranno ripresi, insieme alla ricerca di Pambianco, in un’inchiesta dedicata all’argomento in uno dei prossimi numeri del nostro settimanale.
c.mo.
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