Alcantara: "carbon neutral" per scelta, non per legge

Alcantara - azienda cui fa capo l'omonimo marchio registrato, sinonimo di un materiale unico per mano, aspetto e performance - investe sulla sostenibilità. "Siamo i primi in Italia a poterci definire 'carbon neutral' nell'intero processo produttivo", sottolinea il presidente e a.d. Andrea Boragno. Un impegno certificato dall'ente indipendente tedesco Tüv.
"Si tratta di un'operazione a carattere assolutamente volontario - prosegue il manager - e non dettata da obblighi di legge, inserita in un percorso di più ampio respiro". Infatti, la società ha al proprio attivo una lunga serie di certificazioni: la Uni En Iso 9001:2000 per la qualità ottenuta nel 1993, l'Öko-Tex Standard 100 nel 1995, la Uni En Iso 14001:2004 (conformità del sistema di gestione ambientale) nel Duemila, senza contare la Sa8000 sul rispetto dei parametri etici in azienda. Ora è la volta della Tüv, "a coronamento di un risultato importante, l'essere arrivati a 'zero emissioni di anidride carbonica', dalla culla (la materia prima) al cancello (la consegna del materiale al cliente)".
Giapponese nella compagine societaria (Toray è l'azionista di maggioranza e Mitsui quello di minoranza), Alcantara, che realizza un fatturato di 80 milioni di euro, di cui il 4% destinato alla ricerca, è italianissima nelle fasi di lavorazione, che si svolgono tutte nei 450mila metri quadri di uno stabilimento in provincia di Terni. "Vogliamo esprimere questa italianità anche nella scelta di un lusso che nasce da valori 'buoni' e che prende le distanze dall'ostentazione, un atteggiamento che peraltro in tempi di crisi è fuori luogo", puntualizza Boragno.
Visto che, almeno per ora, è impossibile annullare del tutto le emissioni di Co2, per compensare quelle comunque generate dall'azienda sono stati finanziati tre progetti, sotto l'egida dell'Onu: "Babilonia", un impianto idroelettrico da fonti rinnovabili in Honduras; "Te Apiti", un sistema a energia eolica in Nuova Zelanda, che ha ottenuto il Gold Standard del Wwf; e "Varahi", dal nome di un fiume indiano dove sta sorgendo una centrale idroelettrica che, estrapolando l'energia dalle acque, permetterà di dipendere in misura minore dalla rete nazionale, prevalentemente basata sul carbone fossile a elevati "contenuti" di anidride carbonica.
a.b.
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