American Textile Manufacturers Institute (Atmi) chiude i battenti

Vittima della concorrenza e della crisi congiunturale statunitense, si è ufficialmente sciolto in questi giorni l’American Textile Manufacturers Institute (Atmi) di Washington. Dopo oltre mezzo secolo di lobbying, tuttavia, non tutto è perduto: in programma il lancio di una nuova entità a tutela degli interessi di imprenditori e impiegati del comparto.
National Council of Textile Organisation (Ncto) è il nome del nuovo gruppo che si va concretizzando, in cooperazione con l’American Yarn Spinners Association (Aysa). La data del debutto ufficiale è prevista per il prossimo 30 marzo.
Aysa è un’associazione nazionale che rappresenta oltre 100 corporation dell’industria dei filati, cui fanno capo complessivamente più di 300 impianti attivi nella filatura, tessitura, mercerizzazione e tintura.
Le manifatture aderenti ad Atmi – principale portavoce del tessile statunitense presso le autorità e i media - rappresentano invece 30 Stati diversi, per un totale di circa 450 mila impiegati. Dal 1997, anno di inizio della crisi, fino a tutto il 2003, il settore ha assistito alla chiusura di 299 impianti di produzione e alla perdita di oltre 400 mila addetti (più della metà solo negli ultimi tre anni). La flessione dell’occupazione nel 2003 è stata dell’11,4% rispetto all’anno precedente e del 33,8% nel quinquennio concluso il 31 dicembre dello scorso anno.
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