Anche per il settore della conceria, l'export è l'ancora di salvataggio

L'export come ancora di salvataggio anche per l'industria conciaria italiana. Una realtà sottolineata ieri a Milano, nel corso dell'Assemblea Generale di Unic, Unione Nazionale Industria Conciaria, seguita da un'interessante conferenza incentrata sulla tecnologia nel settore.
Ha introdotto i lavori Rino Mastrotto, presidente di Unic. "Gli anni d'oro in cui bastava un buon acquisto del grezzo per guadagnare sono finiti e nuovi fattori impensabili hanno cambiato le regole: protezionismo, ambientalismo, euro, fisco - ha dichiarato -. La situazione si è complicata, le variabili e i rischi si sono moltiplicati. Se siamo rimasti in piedi, credo che il merito vada ai distretti".
Attualmente la categoria fattura il 62% del continente e il 17% del mondo, ha proseguito Mastrotto, enfatizzando la marcata contrazione subita nel corso degli ultimi 20 anni: da 2mila a 1.300 concerie, da 30mila a 18mila lavoratori. "Nel 2011 abbiamo perso occupati e imprese nell'ordine dell'1-2%". Lo scenario insomma è complesso. "I margini sono diminuiti e negli ultimi tempi servono soprattutto per coprire quel 69% di utile assorbito da tasse e trattenute sociali. Abbiamo versato all'erario nel 2011 quasi 66 milioni di euro, a fronte di un passivo nel bilancio settoriale, cifra doppia rispetto ad appena tre anni fa".
Per fortuna, appunto, c'è l'export. "Se non ci fosse, avremmo chiuso sei concerie su dieci. Da un lato il 40% del prodotto va agli italiani, direttamente o attraverso delocalizzazioni, Romania in testa. Ma dall'altro il 60% va direttamente a compratori esteri". Nel 2011 il commercio estero ha raggiunto i 3 miliardi e 700 milioni di euro, in crescita del 10%, con un ritorno ai valori elevati del 2000-2002, ritrovando fra i maggiori clienti l'Unione Europea, persa per strada negli anni del massiccio decentramento produttivo manifatturiero in Asia, rientrato nel corso degli ultimi cinque anni. Seconda meta è il Far East, capeggiato dalla Cina, che assorbe il 20% del giro di affari oltreconfine. In progress, nell'ultimo biennio, Regno Unito, Stati Uniti, Spagna e Francia.
Proprio grazie alle vendite oltrefrontiera, il giro di affari globale del settore nel 2011 ha mostrato delle sostanziali tenute, con un +7,5% in valore a livello globale, -2,7% in metri quadri di produzione conciaria e +2,8% di tonnellate di cuoio da suola. "In pratica - ha rimarcato Mastrotto - il 76% del fatturato (di cui solo un 15% realizzato con clienti italiani che hanno decentrato) deriva dalle spedizioni fuori Italia".
c.me.
stats