Anci: nove mesi di nuovo in calo, pressati dalla concorrenza cinese

Una riduzione dei volumi prodotti del 6,4%, a cui corrisponde un calo in valore del 4,4%. È questo il trend a nove mesi degli industriali dell’Anci - l’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani presieduta da Rossano Soldini -, gravemente colpiti dal calo della domanda nei principali Paesi clienti ma anche dalla concorrenza asiatica. Secondo l’associazione di categoria, adesso urgono provvedimenti a difesa del comparto che combattano, fra l’altro, il dumping creativo.
Come precisa un comunicato, soltanto il 9% del campione esaminato dall’Anci ha conseguito un andamento positivo dell’output, con un 7% che ha realizzato un tasso di crescita al di sopra del 5%: la crescita si concentra in poche unità produttive ma, quando si verifica è di entità significativa.
Sul fronte export sono consistenti i ribassi di Regno Unito (-10% in volume), Usa (-5,6%), Germania (-4,9%) e Francia (-4,4%). Nei primi dieci mercati di sbocco risultano in controtendenza solamente Spagna (+6,1%) e Austria (+1,6%). In ripresa, inoltre, i mercati russo e giapponese.
Dall’altra parte della bilancia commerciale, le importazioni hanno segnato una crescita del 9,5% in valore e del 19,8% in quantità. Un exploit che - secondo l’Anci - non si giustifica semplicemente con l’andamento congiunturale, ma nasconde pratiche di concorrenza sleale quali il dumping valutario, sociale e ambientale.
A questo proposito l’associazione chiede “l’applicazione di strumenti atti alla salvaguardia provvisoria nei confronti della Cina”, così come previsto dal protocollo di accesso all’Omc (Organizzazione mondiale del commercio) ratificato dalla stessa Repubblica Popolare. Per contrastare pratiche del Governo cinese quali i sussidi alle esportazioni, il settore calzaturiero propone l’obbligatorietà di certificati di importazione che garantiscano il rispetto di norme sociali e ambientali da parte dell’esportatore extra-Ue.
Quanto al problema della contraffazione dei marchi – il 70% del fenomeno si concentra nel Sud-est asiatico – Anci ha avanzato diverse proposte alle autorità nazionali, che vanno dall’obbligo di apposizione del marchio di origine a una reale reciprocità in fatto di dazi doganali, fino a un controllo più stretto delle dogane e a un inasprimento delle sanzioni. Oltre a ciò, un’altra mossa efficace sarebbe configurare la contraffazione come illecito imputabile non alla singola impresa ma alla nazione di provenienza, riconducendola quindi all’ambito del dumping creativo: “Se fosse punito il singolo Paese - sottolinea Soldini – lo stesso avrebbe interesse a bloccare le esportazioni alla fonte”.
A commento dei dati preconsuntivi, il presidente di Anci ha poi definito “sconcertante” la rinuncia di una strategia di attacco da parte del Governo, manifestata con il taglio ai fondi inizialmente destinati dalla finanziaria alla promozione straordinaria del made in Italy (vedi fashionmagazine.it del 15 dicembre).
e.f.
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