Arriva il sì del Parlamento europeo all’etichetta made in

Un passo avanti a livello europeo per il “made in”: il Parlamento di Strasburgo ha approvato ieri una risoluzione sulla proposta di regolamento della Commissione Ue sull'etichettatura di origine obbligatoria per alcuni prodotti di provenienza extracomunitaria.
Attraverso la risoluzione, passata durante la sessione plenaria con una maggioranza bulgara - 529 voti a favore, 27 contro e 37 astenuti - il Parlamento europeo chiede ufficialmente di avviare in tempi brevi consultazioni con il Consiglio, con l’obiettivo di velocizzare i tempi per l’adozione del provvedimento.
Soddisfatto Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero, che vede nella risoluzione “un’ulteriore spinta per raggiungere a breve l'obiettivo del regolamento che renderà obbligatoria l'etichettatura sulle merci in ingresso nel mercato comunitario".
Il nuovo regolamento, proposto dal commissario Ashton su spinta dell'Italia, tutelerà 10 categorie produttive tipiche del made in Italy, tra cui il tessile, l’abbigliamento, le borse, il cuoio, le calzature e la gioielleria, e permetterà di allinearci a ciò che già accade in Stati Uniti, Cina, Giappone, Canada.
Applaudono Confindustria e Confcommercio, da sempre sostenitrici dell’urgenza di adottare una normativa sul marchio di origine a livello comunitario. Il traguardo è ora riuscire a chiudere la partita, si spera nell’arco di un anno. Ma la strada non è in discesa: “Si tratta di un’importante presa di posizione politica - commenta il presidente di Sistema Moda Italia, Michele Tronconi - Fondamentale è adesso superare lo scoglio del Consiglio dei ministri dei 27 Paesi Ue”.
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