Assemblea dei giovani imprenditori Anci: focus sui distretti calzaturieri

Il futuro del made in Italy, i nuovi modelli d'impresa, la sostenibilità e, soprattutto, l'andamento a diverse velocità dei distretti calzaturieri del nostro Paese sono stati al centro degli interventi alla recente assemblea del Gruppo Giovani Imprenditori di Anci.
Numerosi gli spunti emersi dall'incontro, che si è svolto a Mira (Venezia) venerdì, coinvolgendo non solo i personaggi di spicco del settore scarpe, ma anche relatori trasversali come il giornalista Federico Rampini, autore del saggio "Slow economy: rinascere con saggezza", in cui si teorizza l'inizio di un'era in tutti, dai governi alle aziende, ragioneranno meno in termini di profitto e più nell'ottica di un equilibrio sociale, lavorativo e ambientale.
Il meeting di Mira ha offerto inoltre una radiografia dei distretti italiani del footwear, alcuni dei quali risultano in difficoltà mentre altri sono stati premiati, grazie a flessibilità e capacità di rimettersi in discussione.
Appartengono alla seconda categoria il Veneto (la cui incidenza sulle nostre esportazioni di calzature è passata dal 24,9% nel Duemila al 29,4% nel 2009), la Lombardia (dall'8,7% al 12,4%) e l'Emilia-Romagna (dal 4,8% al 6,7%): all'interno di questa regione, il distretto di San Mauro Pascoli ha per esempio beneficiato del fatto di aver sostituito, nel ruolo di primo fronte per l'export, la Russia agli Stati Uniti. In generale, chi si è tenuto a galla, o addirittura ha registrato un incremento, si è focalizzato sul segmento medio-alto o alto.
A subire perdite più o meno consistenti sono state le Marche (scese dal 21,1% di inizio decennio all'attuale 19,7% sulle esportazioni complessive del comparto) e la Puglia (dall'8,2% al 3%), con una flessione particolarmente significativa dell'area di Casarano, penalizzata dal calo di domanda in Germania e negli States. Da notare che nel Nord della Penisola il territorio veronese, legato a sua volta alla Germania, è arretrato (dal 7,7% al 5,5%), mentre la Riviera del Brenta, più proiettata verso la Francia, ha visto aumentare la propria incidenza dal 7,8% all'8,6%.
Durante l'assemblea sono state toccate altre tematiche interessanti: dall'avanzata delle catene nel nostro Paese (+7,8% in volume e +14,7% in valore nel 2009), a discapito del dettaglio indipendente specializzato ma anche dei negozi di abbigliamento con una sezione "scarpe", alle classi di età più disposte a spendere. L'anno scorso le quantità di paia acquistate nel segmento 11-14 anni, sempre con riferimento all'Italia, sono scese del 16,8% per i maschi e del 15,9% per le femmine. Più contenuto il calo per i 20-24enni (-4,1% per gli uomini e -6,2% per le donne) e sorprendente invece il dinamismo degli over-54, con un +15,2% per gli uomini e un +4,7% per le donne.
a.b.
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