Assemblea di Smi: una tavola rotonda su export, nuova Ice e vertice Ue

All'assemblea di Smi si è parlato anche di internazionalizzazione. Intervenendo alla tavola rotonda dal titolo "La moda di esportare o da esportare (?)", il presidente della nuova Ice, Riccardo Maria Monti, ha tranquillizzato: "L'istituto non ha mai staccato la spina". Tra le prossime missioni, la Russia e gli Usa.
In realtà, gli appuntamenti fissati dall'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione dall'aprile 2012 all'aprile 2013 sono 90, ma Monti ne ha evidenziati due: uno in autunno, nell'ex Urss, dedicato alle eccellenze nazionali e un altro nel 2013, destinazione Stati Uniti, dove sarà celebrato l'anno della cultura italiana, anche con un denso programma "commerciale". Un'area dagli sviluppi interessanti, dove l'ex-Ice "parte quasi da zero", è l'Africa subsahariana. La Cina, secondo Monti, potrebbe diventare una nuova meta delle griffe in almeno una ventina di città ancora inesplorate, tra quelle con oltre 5 milioni di abitanti. Definendo le questioni delle etichette "made in Italy" e "made in" battaglie perse, Monti ha poi spiegato che la strategia oggi deve essere quella di educare i consumatori, in difesa dei loro stessi interessi, al vero "fatto in Italia", quello dove tre quarti del valore aggiunto sono realizzati nel nostro Paese.
Al dibattito, moderato dalla giornalista de Il Sole 24 Ore Paola Bottelli, Francesco Morace, presidente della società di consulenza e ricerche Future Concept Lab, ha ricordato che in alcune aree del globo milioni di consumatori sono già "educati" al gusto che contraddistingue i prodotti italiani. "Ma noi là non ci siamo ancora", ha sottolineato. "Gli imprenditori devono cominciare a parlare alla prima persona plurale, fare sistema, e devono crederci per primi" ha esortato.
Ricordando il +10,6% messo a segno dall'abbigliamento italiano nei Paesi extra Ue, a fronte del -11,8% sul mercato interno, Gregorio De Felice (responsabile Servizio Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo) ha riportato l'attenzione sulla crisi europea e sugli interrogativi che gravano sul vertice del 28 giugno. L'ipotesi di una possibile unione bancaria, con la rinuncia delle sovranità nazionali, e di un'integrazione delle politiche di bilancio è sempre meno concreta, ha ricordato De Felice, definendo la strategia tedesca non preventiva bensì reattiva, con i Paesi governati per decenni da politiche economiche errate costretti a "espiare le loro colpe". Concreto, a suo parere, il rischio di break up dell'euro. L'economista ha infine fatto riflettere sui dati di un'indagine, curata da Intesa Sanpaolo con il Centro Einaudi, relativa al risparmio degli italiani: attualmente solo il 38% delle famiglie del campione (circa mille) riesce a risparmiare, contro il 47% rilevato nel 2011. In più, una su tre ha cominciato ha intaccare il proprio patrimonio.
e.f.
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