Assofibre, battuta d'arresto per i consumi 2001

Arresto dei consumi mondiali di fibre, anomala crescita delle produzioni di cotone, boom cinese nel settore e continua ascesa dell'import nell'Europa occidentale: sono questi alcuni degli argomenti emersi oggi durante l'assemblea di Assofibre. Ad aprire i lavori è stato il presidente dell'associazione nazionale che riunisce i produttori di fibre chimiche (Assofibre) Giancarlo Berti che ha enunciato i fatti salienti relativi al 2001. Produzione e consumi mondiali di fibre chimiche sono cresciuti solo dello 0,6%, mentre il grosso aumento della produzione di cotone (+8,8%), fenomeno anomalo e preoccupante, ha contribuito solo ad aumentare gli stock a causa di un consumo praticamente invariato. A peggiorare la situazione è anche la forte concorrenza che arriva dalla Cina, la cui produzione di fibre chimiche è passata dal 9% al 25,8% dell'intera produzione mondiale in poco più di 10 anni. L'Europa Occidentale ha registrato un tasso di penetrazione delle importazioni di tessile/abbigliamento che è stato del 62,8% evidenziando così come la fascia medio-bassa del mercato sia ormai ad appannaggio dei Paesi in via di sviluppo. Inoltre il Vecchio Continente da quattro anni continua a segnare un saldo negativo del commercio delle fibre sintetiche.
Per l'Italia i dati del 2001 sono addirittura negativi: la produzione è scesa del 5,6%, il fatturato del 7,5% e il numero di addetti è calato del 5%. "Per uscire dalla crisi dobbiamo essere più propositivi soprattutto nelle produzioni di alta tecnologia - ha detto Giancarlo Berti -. Gli investimenti previsti nel triennio 2001-03 ammontano a circa 400 milioni di euro. Nel 2001 abbiamo perso il 5% del market share a causa degli elevati costi dell'energia, della tassazione sfavorevole e di un alto costo del lavoro".
Andrea Piscitelli, direttore centrale dei rapporti sindacali di Ferchimica, ha sottolineato l'importanza delle specificità settoriali nell’ambito del Contratto dei chimici senza spezzare l'unità strategica ed organizzativa del settore.
Il terzo relatore, Moritz Mantero, amministratore delegato di Mantero Seta e membro del consiglio di amministrazione di Euratex, con una rapida carrellata ha esaminato la situazione del tessile/abbigliamento all'interno dell'Unione Europea. I dati più preoccupanti riguardano la diminuzione degli investimenti (-7,3%) e del numero di addetti in calo del 3,2% (vedi fashionmagazine.it del ). Unica a salvarsi, assieme al Portogallo, è l'Italia che ha registrato un saldo commerciale positivo per quasi 15 miliardi di euro.
Infine Salvo Testa, responsabile gruppo interdisciplinare Sistema Moda SDA Bocconi, ha concluso i lavori suggerendo che la soluzione per garantire competitività alle medie imprese non può essere altro che una progressiva delocalizzazione della filiera tessile/abbigliamento nei paesi dell'Europa Centro Orientale, del Nord Africa e del Mediterraneo.
v.s.
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