Ballin: il futuro è nell'export. Nuovo impulso alla Cina

In seguito all'apertura di una boutique monomarca a Poznan, sabato scorso, salgono a 11 i punti vendita Ballin nel mondo. Prossime tappe, uno store a San Pietroburgo e l'avventura cinese con un partner in dirittura d'arrivo. In Italia, dopo l'opening in via Santo Spirito, a Milano, si punta a nuove inaugurazioni.
Passare da un giro di affari di 34 milioni di euro nel 2010 a un totale di 52,8 milioni di euro nel 2011 non è una cosa facile di questi tempi. Autori di questo magistrale "salto in alto" a quota +53% sono stati i fratelli Ballin, Gabriella, Reanna e Alessandro, rispettivamente direttore commerciale, direttore amministrativo e responsabile qualità, coadiuvati dal direttore creativo Roberto Barina. Tutti insieme al timone di una società dalla doppia anima, che divide il proprio giro di affari quasi in parti uguali tra il brand omonimo (cresciuto del 53,6%) e la produzione per conto di realtà ai vertici del comparto calzaturiero (in progress del 51%). "Si tratta del top del settore - spiega Gabriella Ballin, che mantiene un ovvio riserbo in proposito - e abbiamo altri marchi in lista di attesa".
Merito di una produzione realizzata interamente in Italia, a Fiesso d'Artico (Venezia), dove di recente è stata creata una nuova e moderna sede del calzaturificio, che è andata ad affiancare quella preesistente, dando nuovo impulso alla capacità produttiva e nuove chance a livello occupazionale. Oggi l'azienda, che realizza 400mila paia di scarpe l'anno e impiega 220 dipendenti, distribuisce i propri articoli in oltre 300 selezionati punti vendita in 35 Paesi, cui si aggiungono 11 monomarca (l'ultimo opening, come anticipato, è stato festeggiato a Poznan sabato scorso).
Internazionalizzazione è la parola chiave per riassumere la filosofia di Ballin, che realizza al di fuori dei confini italiani l'80% circa del giro di affari. "La Russia è il nostro mercato principale. Qui abbiamo in programma l'apertura di uno store a San Pietroburgo entro il mese di giugno - spiega Gabriella Ballin -. Seguono Middle East, Cina, e una miriade di Paesi, in Europa e nel resto del mondo". E prosegue: "Al momento operiamo in Cina con una distribuzione presso multibrand specializzati ma nell'imminente futuro (speriamo già al prossimo Micam) prevediamo di siglare un accordo con un partner per una distribuzione più capillare che contemplerà anche aperture di monomarca".
La messa a fuoco dell'export non distoglie comunque dalla cura attenta del mercato locale, l'Italia, dove di recente è stato inaugurato un negozio in via Santo Spirito 5 e dove sono al vaglio altre aperture in location di spicco come Roma, Firenze o Capri. Un'ulteriore cassa di risonanza per le vendite sarà data dal rinnovo del sito e dell'e-commerce, che ha previsto lo stanziamento di ulteriori risorse e l'arrivo di nuove persone.
c.me.
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