Bello e ben fatto: le prospettive negli emerging market in un report di Confindustria e Prometeia

Nel 2017 i 30 principali nuovi mercati compreranno dal mondo prodotti del bello e ben fatto per 136 miliardi di euro: il 48% in più rispetto al 2011 (al netto dell'inflazione). In questo segmento, si stima un +45% per abbigliamento-tessile per la casa (a 50 miliardi), e un +57% per le calzature (a 16 miliardi). Un'opportunità da cogliere per le imprese italiane, secondo un report del Centro Studi di Confindustria e Prometeia.
In base alla ricerca - elaborata in collaborazione con Anci, Federalimentare, Federlegno Arredo e Smi - fanno parte del "bello e ben fatto" (Bbf) tutti quei prodotti del della fascia medio-alta (lusso escluso) realizzati dalle imprese dell'alimentare, abbigliamento-homewear, calzature e arredamento.
Le stime per il 2017, presentate oggi a Milano nella sede di Assolombarda, mostrano che vestiti e biancheria per la casa saranno acquistati soprattutto da Russia, Emirati Arabi Uniti (Eau) e Kazakistan, seguiti da Arabia Saudita, Polonia, Vietnam e Cina.
Immaginando prudenzialmente che la quota acquistata dall'Italia resti uguale a quella del 2010 (8%), il valore atteso per il 2017 è di 3,8 miliardi (+40,7% rispetto al 2011). I margini di crescita maggiori riguarderanno soprattutto la Russia (dalla quale è previsto derivi il 40% della domanda incrementale) seguita da Cina, Ucraina, Romania, Polonia, Eau, Turchia, Croazia, Arabia Saudita e Tunisia.
Anche nelle calzature il mercato visto come più reattivo, sia su scala mondiale sia con riferimento al nostro Paese, è l'ex Urss. Tra sei anni le importazioni nei nuovi mercati dall'Italia dovrebbero salire a 1,6 miliardi di euro: più che triplicate rispetto al 2011, tenendo ferma la quota di mercato (10,5% nel 2010), grazie non solo alla Federazione russa ma anche all'Ucraina, seguita da Eau, Polonia, Cina, Repubblica Ceca, Croazia, Kazakistan, Romania e Turchia.
Tra i principali fattori indicati dagli esperti come veicoli per affermare i prodotti italiani del Bbf, si contano le fiere e la grande distribuzione ma anche il turismo e, non ultimo, il cinema. Restano però ostacoli come le barriere tariffarie e non, oltre al problema della contraffazione.
Alla tavola rotonda, Cleto Sagriopanti (presidente di Anci) ha ribadito l'importanza delle fiere con l'annuncio del debutto di Micam in Cina, l'anno prossimo, che va a estendere le iniziative del salone nel mondo. Michele Tronconi (presidente di Smi) ha invitato a fare sistema "in casa", in nome di un "total Italian lifestyle". In più ha spiegato come, oltre a creare presidi forti all'estero, occorra impegnarsi per portare turisti in Italia. A proposito di protezionismi e reciprocità negli scambi ha poi sottolineato la necessità di "far funzionare bene i meccanismi della rappresentanza". Paolo Zegna, vicepresidente per l'internazionalizzazione in Confindustria, ha concluso i lavori auspicando che i vari attori dell'Agenzia per l'internazionalizzazione (la nuova Ice, di cui è diventato consigliere, vedi fashionmagazine.it del 10 aprile) si organizzino e comincino a ragionare "per anni" anziché nel breve periodo.
e.f.
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