Binda rileva la newyorchese Geneva Watch

Prima acquisizione internazionale per Binda, che per una cifra non ancora precisata ha rilevato il 100% del capitale di Geneva Watch dal fondo di private equity americano Heritage Partners. Con l'operazione, che rappresenta il primo passo per un rafforzamento negli Stati Uniti, il fatturato 2008 del gruppo guidato da Marcello Binda (nella foto) dovrebbe arrivare a circa 450 milioni di euro, dai 300 milioni sfiorati nel 2007.
Fondata negli anni Settanta, Geneva Watch è tra i leader Usa nella progettazione, produzione e distribuzione di orologi e sveglie, con 25 milioni di orologi distribuiti nel mondo, come stimano i vertici per la fine del 2008. Circa 1.800 i dipendenti, di cui 1.500 nel Far East, e due le business unit: Status, orientata all'orologeria tradizionale (con marchi in licenza come Kenneth Cole, Betsey Johnson e Speedo, oltre al brand di proprietà Freestyle, noto nell'universo del surf) e Advance, che realizza prodotti per il mass market nordamericano.
Mentre non è ancora noto il valore dell'acquisizione, si sa che con l'investimento di Binda sarà integralmente azzerato il debito della società americana, che per fine anno dovrebbe raggiungere ricavi pari a 180 milioni di dollari. Alla guida di Geneva Watch è stato insediato Jeff Gregg, già coo e cfo dell'azienda, che risponderà direttamente a Gianni Pieraccioni, managing director di Binda.
Dalle sinergie che si realizzeranno tra le due società (tra gli altri, distribuzione più capillare negli States, ampliamento del portafoglio marchi, accesso ad alcune unità produttive in Estremo Oriente), il gruppo milanese ipotizza di realizzare un giro d'affari di 135 milioni di euro per la fine di quest'anno (circa il 30% del business a livello mondiale). Geneva Watch, a sua volta, avrà l'opportunità di crescere maggiormente in Europa e in altri mercati esteri.
L'operazione accelera il processo del Gruppo, proprietario del marchio Breil Milano (tra le licenze conta, invece, D&G, Moschino e Ducati), per il raggiungimento del miliardo di euro di fatturato entro il 2015. Con i nuovi progetti negli Usa, il management non prevede altre acquisizioni, almeno nel breve periodo, ma preannuncia nuovi opening a insegna Breil Milano, che dai 24 attuali dovrebbero arrivare a 100 per la fine del 2015. Escluso, inoltre, qualsiasi progetto di quotazione in Borsa, spiegano, “finché operazioni come quella annunciata oggi potranno essere interamente autofinanziate”.
e.f.
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