Boselli e Urso firmano l’Accordo di Programma

È stato firmato oggi a Milano presso il Circolo della Stampa, l’Accordo di Programma tra il vice ministro alle Attività Produttive Adolfo Urso e il presidente della Camera della Moda Mario Boselli. Presenti all’incontro anche gli onorevoli Ignazio La Russa e Daniela Santanché e l’assessore alla moda del Comune di Milano Giovanni Bozzetti. La Russa ha introdotto i lavori ricordando di essere stato lui a consigliare al sindaco Gabriele Albertini la creazione di un assessorato dedicato alla moda e sottolineando l’importanza di questo settore e di Milano per il sistema Paese.
Daniela Garnero Santanché ha “quantificato” questa importanza in cifre: nell’area milanese sono attive 750 showroom, 1.817 industrie tessili, 3.533 imprese di confezione di abbigliamento e pellicce, 1.307 produttori di pelletteria, 4.657 negozi di abbigliamento e 997 di calzature. Sempre nel capoluogo lombardo arrivano 9 milioni di visitatori l’anno, il 70% dei quali attirati dallo shopping (e il 60% compra effettivamente moda). Per non parlare della rilevanza mediatica delle passerelle milanesi: “Da una statistica condotta da Nielsen risulta – ha detto l’onorevole Santanché - che tra gli eventi che catalizzano maggiormente l’interesse della stampa, le sfilate di Milano Moda vengono solo dopo all’elezione del presidente degli Stati Uniti, alle Olimpiadi e al Conclave: a Milano giungono circa 700 giornalisti starnieri e 600 italiani”. Quindi Santanché ha ricordato i 15 miliardi di euro di attivo del sistema moda italiano contro il passivo di 5 miliardi dei francesi: “Insomma – ha spiegato - Milano vale 20 miliardi di euro più di Parigi”. Quindi la parlamentare di Alleanza Nazionale ha confrontato il fatturato del tessile-abbigliamento nazionale, 72.920 milioni di euro di cui 43.597 esportati, con i 41.000 milioni dell’auto (export 21.991 milioni) o i 20.000 milioni della farmaceutica. Santanché ha concluso indicando come strada da percorrere quella della promozione sui mercati “giusti” ovvero quelli con un +3% di crescita del Pil.
Bozzetti ha invece ricordato quanto l’amministrazione comunale ha fatto per la moda a Milano e quanto intende fare in futuro, anche attraverso la convocazione di una sorta di Stati Generali con tutti gli operatori del settore per capire quanto può ancora essere realizzato per migliorare il rapporto tra la città di Milano e il fashion-system. “La moda – ha detto ancora Bozzetti- rappresenta la nuova frontiera del nazionalismo, nell’epoca globalizzata del terzo millennio. Portando il made in Italy e l’immagine dell’Italia all’estero, rappresentando l’avanguardia dell’immagine della Nazione fuori dai confini, il Governo deve dare sempre più aiuti concreti a questo settore per valorizzare la tipica capacità italiana di realizzare come sempre nella storia qualcosa di unico, bello e creativo”. “Milano, puntando sull’immagine di eccellenza della moda che ha nel mondo – ha concluso l’assessore milanese - deve farsi motore propulsore del sistema Nazione, ma per far ciò deve prima rafforzare il coordinamento tra tutti i soggetti del settore facendo sistema Milano”.
Ha preso quindi la parola Boselli che, dopo aver ringraziato i politici presenti per quanto fatto, ha manifestato la sua preoccupazione per il calo produttivo dell'8,4% registrato a metà febbraio dal settore tessile-abbigliamento: "Per trovare un dato tanto negativo - ha detto Boselli - bisogna risalire al 1993 quando, tuttavia, attraverso la svalutazione della lira, il settore riuscì a riprendersi ed ebbe cinque anni di poderosa e continua crescita". Ricordando che ora non è più possibile agire sui cambi, Boselli non si è lasciato sfuggire l’occasione per criticare l’esecutivo su un tema che da sempre gli sta molto a cuore: l’Irap, definita dallo stesso Governo “una iniqua tassa sull’occupazione”. “Sono convinto – ha detto Boselli - che ci sia una fondamentale differenza tra una manovra di tipo ‘preventivo’ come agire sulla detraibilità fiscale dell'Irap che non può che innescare un circolo virtuoso per le aziende e provvedimenti di tipo ‘curativo’ quali gli stanziamenti per gli ammortizzatori sociali”.
Il presidente di Cnmi ha anche criticato la politica pro-auto portata avanti dall'Esecutivo ai danni del sistema moda. Un’altra stoccata Boselli l’ha tirata alla proposta del ministro Tremonti di istituire dazi doganali per l’ingresso delle merci nel nostro Paese, un punto su cui Urso si è detto pienamente d’accordo con lui: “La strada è quella di far diminuire i dazi esistenti negli altri Paesi – ha detto il vice-ministro – e non di crearne nel nostro. Perché la partita si gioca sul mercato internazionale”.
Urso ha quindi ricordato i provvedimenti messi in atto finora dal Governo per aiutare il sistema moda in tema di aiuti ai giovani stilisti, finanziamento dei campionari come momenti di innovazione, lotta alla contraffazione, e-commerce...
Ultima tappa, l’accordo firmato oggi con la Camera della Moda: della durata di tre anni, ha come obiettivo la promozione dello stile italiano sui mercati di maggior interesse. “Si tratta di un accordo cornice all’interno del quale verranno di volta in volta stabilite le singolo iniziative che saranno finanziate dal Ministero delle Attività Produttive con una copertura fino al 50% dei costi” ha spiegato Urso. La prima di questa azioni sarà una grande operazione a San Pietroburgo il prossimo ottobre.
c.mo.
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