Buyer a Milano: budget confermati

Le sfilate di Milano nel complesso hanno convinto i buyer: applaudite in particolar modo Prada e Gucci e a seguire Giorgio Armani, Blumarine, Roberto Cavalli e Dolce & Gabbana. Ma resta la spada di Damocle del possibile conflitto in Iraq. Milano chiama e, come sempre, i più noti buyer del mondo rispondono, anche se questa volta sono mancati molti compratori minori. Le sfilate della moda donna del prossimo autunno-inverno sono state all’insegna di una calma apparente che in realtà cela forti timori e induce i compratori a un atteggiamento di grande cautela. A partire dai buyer americani che tutelano i propri budget con clausole del tipo "a patto che il conflitto non scoppi", in modo da poter modificare in questa eventualità i termini degli acquisti. Intanto il prezzo del petrolio schizza alle stelle, il dollaro continua a perdere posizioni rispetto all’euro (rendendo più costoso per gli stranieri acquistare in Italia), mentre girano voci su un ordine di rientro degli statunitensi nel proprio Paese entro il 15 marzo. Nonostante questi venti di guerra come ha detto Joan Kaner fashion director di Neiman Marcus "life goes on" e quindi bisogna pensare in positivo. Da parte loro stilisti e aziende del made in Italy, a detta della maggior parte dei compratori, si sono sforzati di presentare collezioni creative, ma anche vendibili, che hanno spaziato dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, con un’ampia scelta in termini di proposte, colori e materiali. Apprezzato il ritorno sulle passerelle della minigonna: pur non essendo un capo adatto a tutte le donne, trasmette un messaggio di giovinezza, voglia di vivere e allegria. Fonte di preoccupazione restano i prezzi, sempre più elevati: sono un problema non solo per i dettaglianti italiani, che sostengono di aver poche clienti disposte a spendere cifre così elevate, ma anche per i buyer internazionali che pagano con un dollaro debole rispetto all’euro.
e.c.
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