Cala il sipario sulla 15esima edizione della Seoul Fashion Week

Si è conclusa sabato a Seoul la settimana della moda coreana: in scena le proposte per la primavera-estate 2009. Un'edizione che ha segnato un profondo cambiamento rispetto alla precedente, virando con decisione verso l’internazionalizzazione del sistema moda locale e la promozione dei giovani designer.
“Nei prossimi anni aspiriamo a rientrare tra le prime cinque industrie mondiali della moda – ha spiegato Oh Se-hoon, sindaco di Seoul, in occasione del suo incontro con un comitato ristretto di addetti ai lavori nel corso della fashion week –. A testimonianza di questo impegno, abbiamo preventivato di mettere a disposizione delle prossime edizioni della manifestazione un budget crescente”. In occasione della sessione appena conclusa, gli stanziamenti governativi alla Seoul Business Agency (società che organizza l’evento, controllata al 100% dal governo metropolitano) sono ammontati a 3 milioni di dollari, prevalentemente destinati alla promozione delle nuove leve e al potenziamento delle presenze internazionali.
La novità più saliente del 15esimo appuntamento con la Seoul Fashion Week (si veda a proposito anche fashionmagazine.it del 17 ottobre) è stato il debuttante contenitore “Generation Next”, iniziativa svoltasi in location innovative nel quartiere più glamour della metropoli asiatica: Cheungdam-dong.
Tra le proposte degli stilisti emergenti born in Korea (molti dei quali hanno studiato in Europa) si segnalano i lavori di Undemi Dress, Re-blank, Instantology, Kiiim e Johnny Hates Jazz, mentre tra i marchi europei di nicchia che hanno completato il programma si sono messi in evidenza la coppia coreana, ma di base a Londra, Steve J & Yuni P, il duo gallese-giapponese Eley Kishimoto, i berlinesi di Add e gli olandesi di …And Beyond.
Ma gli appuntamenti più attesi sono stati senza dubbio la presentazione della rassegna di cortometraggi curata da Diane Pernet “A shaded view of fashion film”, che la istrionica blogger e cool hunter da due anni porta in giro per il mondo, e la sfilata-evento di chiusura, tenutasi sabato allo stadio olimpico di Seoul a opera del talento danese Henrik Vibskov.
Tutta questa attenzione per i giovani creativi e per le presenze internazionali sembra però aver causato del disappunto nei top designer di casa, i quali hanno deciso di “boicottare” la sezione tradizionale della kermesse “Seoul Collection”, che ne ha risentito in qualità e in presenze di pubblico. Tale effetto collaterale non ha però scoraggiato gli organizzatori, che hanno deciso di andare avanti per la loro strada “perché la Corea guarda al futuro e il futuro è dei giovani”, come ha sentenziato in conferenza stampa il sindaco Oh.
g.ga.
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