Calzature: come rafforzare il feeling con il mercato americano

Il mercato americano riflette uno scollamento a livello di percezione del made in Italy (e dei suoi brand) da parte del trade calzaturiero da un lato e del consumatore finale dall'altro: importante nel primo caso, non così rilevante nel secondo. È quanto emerso da un’indagine promossa da Unioncamere Lombardia e Ice, in collaborazione con Promos, presentata oggi a Milano.
Urge un intervento specifico, aziendale e di sistema, sul fronte della comunicazione e della distribuzione: non vanno, infatti, trascurati canali di vendita come Internet o il Tv shopping, molto utilizzati dal pubblico statunitense, in cui la presenza di scarpe italiane è ancora marginale.
"Negli ultimi anni Ice e Anci hanno destinato più risorse ai mercati asiatici, ritenendo quello Usa uno sbocco consolidato - ha detto Laura La Corte dell’Istituto per il Commercio Estero -. Ora occorre un ripensamento, perché ci sono margini di miglioramento della presenza delle aziende calzaturiere italiane in questo territorio".
Nel 2007 il business calzaturiero negli States è stato quantificabile in 2,2 miliardi di paia, con la Cina leader nella fornitura di scarpe in pelle, come ha ricordato l’economista Don Goodwin, illustrando la ricerca presentata al convegno milanese. A sua volta Fabio Aromatici, direttore di Anci, ha evidenziato che la quota del footwear italiano negli States è di appena il 4%. "In un certo senso le nostre aziende sono prigioniere del loro stesso successo, solo che i valori del made in Italy di alcuni anni fa si sono cristallizzati - ha precisato Aromatici -. Oggi questi plus vanno affiancati ad altri che comunque ne fanno parte, come ricerca, innovazione e logistica, e devono essere comunicati al meglio. Tenendo anche conto che l’Italia è l’unico Paese fornitore di calzature dove si trova l’intera catena del valore".
Secondo l'analisi illustrata oggi a Milano, sono tre le strade che le imprese calzaturiere nazionali dovrebbero seguire per entrare o rafforzare la propria presenza oltreoceano. "Ridurre i costi per raggiungere il corretto posizionamento di prezzo - ha tenuto a specificare Goodwin -. E poi ripristinare la superiorità del design e della manifattura made in Italy, soprattutto presso i consumatori più giovani; infine migliorare le procedure commerciali con i clienti. Del resto, nei prossimi tre-quattro anni è prevista una ripresa: calzature in cuoio, accessori da viaggio e da donna sono le categorie con i più interessanti margini di sviluppo in America".
a.m.
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