Calzature, produzione in frenata (-4%)

La calzatura italiana rallenta. Secondo i dati presentati oggi dall'Anci, nel 2001 il comparto ha prodotto quasi il 4% di paia in meno e sui mercati esteri ne ha piazzate quasi il 5% in meno, nonostante il fatturato complessivo sia aumentato del 4,8%. La fotografia del comparto è stata “scattata” oggi a Milano, presso l’Hotel Four Seasons, da Antonio Brotini, presidente dell’Anci, in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione, che raccoglie oltre 900 imprese del settore. Brotini ha lanciato un allarme per l’attuale fase congiunturale e per il futuro a breve termine. "Anche nei primi due mesi del 2002 % - ha affermato il calzaturiere toscano - si evidenzia un andamento negativo, con un calo del 18% in quantità per l'export". Nello stesso periodo restano interessanti le performance del prezzo medio che ha mantenuto il tasso di crescita del 12% registrato lo scorso anno. Inoltre, si è verificato un aumento delle importazioni in volume dell’11%. "Questi dati - ha aggiunto Brotini - ci fanno considerare il primo bimestre 2002 come il peggiore dei primi bimestri dell’ultimo decennio. E anche le aspettative per la seconda parte dell’anno non appaiono certamente orientate all’ottimismo, soprattutto in riferimento alla Germania e al mercato italiano, mentre solo a partire da ottobre 2002 si potrebbe verificare una timida inversione di tendenza negli Usa e negli altri Paesi europei. Possiamo quindi dire che tutto il 2002 si caratterizzerà come anno negativo, in attesa di un recupero che tutti i centri di ricerca economica ipotizzano nel 2003".
Il presidente dell’Anci ha poi ricordato che ancora troppi mercati in tutto il mondo si sottraggono a un sistema di reciprocità di comportamento nel commercio estero. "Emblematico - ha ripreso Brotini - rimane il caso del Giappone, dove la calzatura, unico settore fra tutti quelli della moda, resta inchiodata a un sistema di quote e licenze che ne penalizza le grandi potenzialità esportative. Dal canto suo la Cina, che con oltre 6,4 miliardi di paia di scarpe prodotte, di cui 4 miliardi esportati, rappresenta il maggior produttore ed esportatore in quantità nel mondo, mantiene ancora dazi al 25%, licenze all’importazione di difficile ottenimento ed agevolazioni nell’ambito del Sistema di preferenze generalizzate. L’India, infine, con oltre un miliardo di abitanti ed una produzione di 500 milioni di paia annue, mantiene un dazio del 35% ed è anch’essa paradossalmente inclusa nei Paesi beneficiari del Sistema di preferenze generalizzate a dazio zero".
l.t.
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