Calzaturifici in difficoltà: una storia vera ripresa in chiave ironica da un film inglese

Sulla feroce concorrenza cinese per tutto il tessile-abbigliamento, ma in particolare per le calzature, c'è ben poco da ridere: ma il regista inglese Julian Jarrold non la pensa così e, basandosi sulla storia vera di un calzaturificio in difficoltà, ha dato vita a "Kinky boots". Non è il solo a essersi ispirato al mondo delle scarpe per una pellicola.
Sull'onda di una comicità alla "Full Monty", il film - scritto dagli stessi autori del fortunato Calendar Girls e in arrivo in Italia - segue le peripezie di Charlie Price che eredita, in seguito all'improvvisa morte del padre, un calzaturificio sull'orlo della bancarotta. Tutto sembra volgere al peggio quando Charlie, con la complicità e l'assistenza "stilistica" della drag queen Lola, decide di dare una svolta all'offerta, abbandonando i modelli classici per inseguire quella che, in gergo, si definisce "politica di nicchia": realizza infatti una collezione di scarpe e stivali "en travesti", con zeppe iperboliche, tacchi altissimi e colori sgargianti. Ed è subito successo.
Una curiosità è che un'altra azienda del settore, Bata, è stata recentemente oggetto di un lungometraggio, realizzato da Nina Pope e Karen Guthrie e intitolato "Bata-Ville. We are not afraid of the future". Partendo dalla tesi sostenuta da Tomas Bata, fondatore nel 1848 del brand e convinto che chi è contento produce di più (al punto che diede vita a una serie di comunità a misura d'uomo, dove alloggiare i dipendenti), le due registe interrogano i "Bata worker" di oggi sulla felicità e soprattutto sul futuro. Le risposte sono raccolte nel sito www.bata-ville.com.
a.b.
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