Camera Nazionale della Moda: i ricavi 2003 non supereranno quelli del 2002

Allo scadere del primo semestre 2003 il quadro congiunturale è peggiorato rispetto alle ipotesi che andavano delineandosi alla fine dello scorso anno. Con buona probabilità il fatturato dell’industria della moda non riuscirà a migliorare i valori del 2002. Lo scenario, all’insegna del pessimismo, è stato prospettato ieri in un incontro di lavoro promosso dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.
L’industria italiana della moda (tessile, vestiario, pelle, pelletteria e calzature) ha chiuso il 2002 con 38 mila posti di lavoro in meno e con un giro d’affari totale per 71,097 miliardi di euro (-2,5%). Le stime, a cura della Camera, sono di un 2003 a quota 71,1 miliardi, all’insegna di una situazione di stabilità (si tratterà di un calo, al netto dell’inflazione). Lo stesso dicasi per le esportazioni: lo scorso anno erano a 40,707 miliardi di euro, per l’anno in corso sono previste a 40,702 miliardi. Attese in aumento, invece le importazioni: da 22,561 miliardi dovrebbero raggiungere quota 22,855 miliardi (+6%). Il saldo commerciale dovrebbe così ridursi a 17,847 miliardi dai precedenti 19,146 (un valore inferiore ai livelli del 1995).
Oltre ogni aspettativa i rialzi dell’euro a scapito di un indebolimento del dollaro. L’andamento delle valute ha penalizzato l’export di made in Italy, influendo negativamente sulla fiducia dei consumatori, che vedono posticipate le prospettive di ripresa, e su quella delle imprese, penalizzate sul fronte competitività e sempre più incentivate a delocalizzare.
Come nel 2002, i problemi coinvolgeranno soprattutto il monte della filiera (-4,7% il fatturato del primo trimestre 2003 di tessile e pelle), che dovrebbe subire un ribasso del 3% nella prima parte dell’anno, per poi tornare sui livelli del 2002 in chiusura. L’abbigliamento (-1,6% i ricavi del primo trimestre 2003) dovrebbe mettere a segno una crescita media annua del 3%, ottenuta però con una riduzione della produzione e un aumento delle lavorazioni all’estero. Risultato negativo, invece, per calzature e pelletteria. Preoccupante, con riferimento ai settori a valle, l’andamento dell’attività produttiva, che segue i ribassi del ciclo economico, mentre il fatturato continua a crescere (unica eccezione il primo trimestre di quest’anno). Le ipotesi sono quindi che tessile e pelle abbiano spostato velocemente all’estero la produzione, una manovra che non si sa ancora se rispecchi una tendenza irreversibile oppure una reazione reversibile (potrebbe mutare probabilmente in caso di indebolimento dell’euro) all’attuale fase congiunturale.
A quando il consolidamento? “La congiuntura dovrebbe stabilizzarsi nel 2004 - fanno sapere dalla Camera della Moda -. Questo sempre che i cambi non mantengano i livelli attuali: diversamente è quasi impossibile ipotizzare una ripresa solida”. I consumi di moda sono attesi in crescita del 2,5% nominale nel 2003 e del 4% l’anno successivo. Giocheranno a favore i progressivi ribassi dei tassi di interesse, dovuti alle manovre di politica monetaria espansiva, e la minore dipendenza della spesa delle famiglie (vestiario e accessori) dal ciclo economico, anche se la tendenza è quella di rinviare le spese non strettamente necessarie. I problemi del 2003 sono destinati a trascinarsi anche nella prima parte del 2004 e solo nel secondo trimestre del prossimo anno la crescita investirà contemporaneamente le aziende a monte e a valle. Le esportazioni del prossimo anno sono stimate in rialzo del 4-5%, a fronte di un aumento delle importazioni del 7%.
e.f.
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