Camera di Commercio di Como: un'indagine nei negozi di moda fa il punto su etichette e qualità

Un’indagine commissionata al Tessile di Como dalla Camera di Commercio della città lariana cerca di fare chiarezza sulla rispondenza fra etichetta e reali caratteristiche dei capi di abbigliamento. Un modo per ribadire l'importanza di una corretta informazione nei confronti del consumatore finale.
Punto nodale dell’iniziativa - denominata "Globalizzazione sostenibile" - è un’analisi effettuata nei negozi (grande distribuzione, boutique e ambulanti) per rispondere ad alcuni interrogativi: per esempio, leggendo le etichette è possibile cogliere la reale differenza fra i prodotti made in Italy e quelli provenienti dall’estero? Le informazioni sulla composizione della stoffa sono sufficientemente corrette ed esaustive? E ancora, i capi venduti in Italia rispettano sempre i requisiti dettati dalle nostre disposizioni legislative?
In pratica, alcuni incaricati del Tessile di Como acquisteranno una serie di capi nei punti vendita per sottoporli a un'analisi completa in grado di stabilirne il livello di qualità e affidabilità. I risultati emersi saranno messi a confronto e le conclusioni rese note agli addetti ai lavori, ma anche al grande pubblico.
"L’idea di base – dicono al Tessile di Como – è che il mantenimento della competitività del made in Italy non può essere affidato ad atteggiamenti e provvedimenti di natura puramente protezionistica. È invece necessario che il prodotto nazionale sia percepito in base alla sua effettiva qualità".
Il progetto "Globalizzazione sostenibile" è già stato sperimentato dalla Camera di Commercio di Varese. Ora tocca a Como, ma in futuro potrebbero essere coinvolti altri poli tessili, in modo da mettere a punto una ricerca a 360 gradi.
a.b.
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