Cancun: il vertice è fallito, ma non è tutto perduto per il tessile-abbigliamento

Non molti giorni fa si è conclusa a Cancun, in Messico, la quinta conferenza ministeriale della Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio. I lavori finalizzati alla liberalizzazione del commercio mondiale si sono chiusi con un nulla di fatto: per il tessile-abbigliamento si è trattato di un punto e a capo o si è fatto qualche passo avanti? Fashionmagazine.it ha raccolto i commenti di Sistema Moda Italia, che ha partecipato all’incontro insieme ai delegati del settore di tutta Europa.
“Dal vertice di Cancun non escono né vincitori né vinti. Tutti sono perdenti, sia i Paesi ricchi sia quelli poveri”, ha esordito Gianni Brovia, direttore dell’Area Relazioni Internazionali di Sistema moda Italia, nel riferirci gli eventi salienti della conferenza. A questo proposito ha ricordato che all’appuntamento messicano dei Ministri del commercio, incontro inserito nell’ambito del Doha Round (i negoziati avviati nel 2001 e in chiusura per il primo gennaio 2005, con l’obiettivo di fissare le regole internazionalmente riconosciute e rispettate per gli scambi mondiali di merci e servizi) è emersa una nuova entità rappresentata dai Paesi in via di sviluppo (21 poi saliti a 23), organizzatasi principalmente sotto la guida del Brasile, che ha mostrato una notevole determinazione, ma di fatto non ha ottenuto nulla di concreto.
“I temi che stanno a cuore al tessile-abbigliamento cominciavano a essere introdotti nell’ultima giornata (era il 14 settembre) - racconta Brovia -. Erano già stati divulgati i documenti che illustravano un progetto per l’abbattimento dei dazi obbligatorio (vedi fashionmagazine.it del 9 maggio). I temi delle barriere non tariffarie (fra gli altri, l’obbligo di aderire a determinati standard o di fornire determinate certificazioni) e del 'made in' obbligatorio erano stati soltanto accennati, ma nel pomeriggio è arrivata la notizia che il vertice era fallito e i lavori si sono bloccati”. Tuttavia il fallimento riguarda soltanto una tappa, secondo il portavoce di Smi: Cancun doveva essere un passo avanti che ufficialmente non c’è stato, ma informalmente sì. I rapporti interpersonali si sono rinsaldati, le problematiche del comparto sono state dibattute, altri incontri si profilano all’orizzonte e di certo non si partirà da zero. “Il 13 settembre scorso – ha aggiunto Brovia – è stato stampato un documento di lavoro relativo ai prodotti non agricoli: si tratta di una seconda bozza del trattato Nama (Non agricultural market access), che segue quella proposta dall’ambasciatore svizzero Pierre-Louis Girard, alla base di tutte le discussioni sulla liberalizzazione dei mercati nell’ambito dei prodotti non agricoli. Sarà un punto di partenza per i prossimi incontri, pur non rappresentando un documento ufficiale, perché non è stato votato nell’ambito dell’Organizzazione”.
Ma perché Cancun si è conclusa con un nulla di fatto? “Il vertice è fallito per motivi che hanno poco a che vedere con il tessile-abbigliamento”, ha reso noto Vittorio Giulini, presidente di Smi. “Le ragioni sono da ricercare nella progressiva politicizzazione dell’organizzazione: nata come espressione delle istanze commerciali, è diventata sostanzialmente una leva politica, anche perché è l’unica entità abilitata ad applicare sanzioni”, ha poi precisato Giulini. “A questo proposito - ha rammentato il presidente - il commissario europeo Pascal Lamy si è spinto fino a definire la Wto ‘un’organizzazione medioevale’ per evidenziarne le inefficienze: basta la contrarietà di un solo Paese (con il recente ingresso di Nepal e Cambogia i membri sono ora 148) per fare saltare il tavolo dei negoziati.
Ufficilmente “il pomo della discordia” sono stati i temi di Singapore: proposti per la prima volta dall’Unione europea nella città asiatica, riguardano gli investimenti, la trasparenza negli appalti pubblici, le facilitazioni al commercio, le regole della concorrenza e l’ambiente. Proprio su questi argomenti il Ministro degli Esteri messicano Ernesto Derbez avrebbe deciso la chiusura dei lavori, una volta constatata l’impossibilità di procedere per mancanza di accordo fra le parti. Tuttavia alcuni sono del parere che il punto di rottura sia stato nei sussidi alle esportazioni agricole.
A questo proposito va ricordato che a Cancun Paesi produttori di cotone quali il Ciad, il Benin, il Mali, il Burkina Faso hanno proposto la progressiva eliminazione delle sovvenzioni che il Nord del mondo eroga ai suoi produttori (si è parlato di cotone greggio, ma la questione può essere estesa ai prodotti di abbigliamento). Il protezionismo estero – sono stati giudicati “pesanti” i sostegni di Usa e Ue - impedirebbe ai produttori poveri di vendere i loro prodotti. Sul problema Lamy ha mostrato una certa disponibilità ad andare incontro alle esigenze di queste nazioni (ma l’Europa produce soltanto il 2% del cotone mondiale), mentre gli Usa si sono rivelati restii. Fallita anche questa discussione, quello che è emerso da parte europea è che il problema va gestito in ambito agricolo. L’idea è che gli accordi non devono essere di prodotto, altrimenti si crea un precedente: dopo il cotone anche i produttori poveri di riso, gomma e così via potrebbero avanzare richieste simili.
La prossima riunione del Wto è ora in programma per dicembre nella sede di Ginevra e si parla già di un altro vertice ministeriale a Hong Kong, probabilmente a un anno circa da quello messicano. Come dichiarano da Smi, a Cancun è naufragato solo l’incontro dei ministri: i pochi passi fatti dal tessile sono già acquisiti.
e.f.
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