Carlo Rivetti: cresce Stone Island e si conferma la redditività di Sportswear Company

Carlo Rivetti, patron di Sportswear Company, annuncia i buoni risultati del brand Stone Island, che ha registrato una crescita dell'8% sull’ordinato della primavera-estate 2010 rispetto alla precedente stagione calda. Merito di politiche aziendali mirate. Per il 2009, la previsione a livello di gruppo è di una tenuta della redditività.
Considerando la recente confluenza dei cinque tasche della label Stone Island Denims nella main line, la percentuale di incremento della campagna vendite per la prossima estate sale al 20%. “La buona performance di Stone Island - racconta a fashionmagazine.it Carlo Rivetti, presidente dell’azienda di Ravarino, Modena, e direttore creativo del brand - è legata a una serie di fattori. In primo luogo si è rivelata vincente la strategia di ‘svecchiare’ i nostri consumatori. Dati per acquisiti i clienti tradizionali, siamo riusciti infatti a conquistare anche il target dai 25/30 anni, grazie a strategie di comunicazione ad hoc, in cui rientra pure Internet”. Fondamentale è stato anche, nell’ambito di un piano di riorganizzazione avviato tre anni fa, anticipare le uscite della linea, che in precedenza era pronta in settembre e in febbraio e che oggi è in sintonia con i tempi di Pitti Uomo.
“Oggi più che mai - prosegue Rivetti - è imprescindibile puntare sull’ingegnerizzazione della collezione, lavorando sul briefing, sul numero pezzi, sulle occasioni d’uso e sulla scalettatura dei prezzi”. Distribuita presso 280 punti vendita in Italia e in circa 600 nel mondo, Stone Island è anche insegna di flagship store a Milano, Roma, Verona, Londra (due negozi), Seoul e Daegu.
Vanno meno bene le cose per C.P. Company, l’altro marchio in scuderia, affidato di recente all’estro dello scozzese Wallace Faulds, che oggi copre un terzo del fatturato di Sportswear Company (62 milioni di euro nel 2008). “Sono molto contento di Wallace - ha dichiarato Rivetti - ma il suo lavoro è solo agli inizi. Si tratta di tornare alle radici del brand lavorando sui tinti in capo, sui trattamenti e sui colori della C.P. degli anni Ottanta. Per il resto, Rivetti guarda al presente e al futuro con lucidità. “Chiuderemo il 2009 con la redditività in linea con il 2008, o addirittura in leggera crescita, nonostante un inevitabile ma contenuto calo delle vendite dovuto alla situazione internazionale”. La vera crisi, purtroppo, per Rivetti deve ancora arrivare. “Colpirà duramente chi non ha i fondamentali e chi ha basato il proprio successo solo sul marketing. Ora è tempo di avere le idee chiare, di evitare sprechi e di guardare con attenzione al mercato. Per quanto mi riguarda ho tanti progetti nel cassetto ma il momento richiede grande attenzione. L’importante, adesso, è sopravvivere”. E farcela con le proprie forze. Perché per ora Rivetti esclude l’ipotesi di accordi o partnership.
c.me.
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