Cashmere: tracciabilità e lotta alla contraffazione fra le priorità del made in Italy

Il cashmere come sinonimo di eccellenza e del migliore made in Italy è stato il protagonista del convegno "Kashmir: la produzione il mercato la qualità", che si è svolto oggi al Palazzo dell’Industria di Prato, con l’organizzazione dell’Unione Industriale Pratese, in collaborazione con Smi-Ati.
Dall’analisi dei luoghi di produzione della fibra (la Cina è il maggior produttore con 13.300 tonnellate, pari al 71% del totale, seguita da Mongolia con l’11% e Iran con l’8%), l’attenzione è stata focalizzata sul ruolo chiave dell’Italia “in grado di assorbire - come ha detto Carlo Longo, presidente dell’Unione Industriale Pratese - il 35-40% del totale mondiale prodotto”.
Ma è necessario anche predisporre una corretta etichettatura dei capi di cashmere, come ha sottolineato Luca Rinfreschi, presidente della Camera di Commercio di Prato, che ha anche annunciato “l’inizio di un lavoro sinergico con le altre Camere di commercio su un sistema di tracciabilità volontaria, in modo da permettere alle imprese interessate di stilare una carta di identità del prodotto che vanno a immettere sul mercato”.
Intanto i dati che riguardano le quote di export di Cina e Italia sono inquietanti. Nel 2004 la Repubblica Popolare (leader indiscussa nella produzione e vendita di abbigliamento di fascia medio-bassa) ha esportato 14,37 milioni di proposte di maglieria (+50% rispetto al 2003), mentre si prevede un ulteriore incremento nel 2005, visto l’abbattimento delle quote doganali.
Le esportazioni italiane, valutate ai soli numeri, valgono circa il 12,5% di quelle cinesi, anche se di alta qualità. “L’industria tessile italiana – ha affermato Alvaro Brizi, titolare della Algorbrizi Textile Manufactures – si colloca al secondo posto per i volumi utilizzati di fiocco dejarrato, ma primeggia negli investimenti, nello studio e nella ricerca”. In seguito alla necessità di impostare una dura lotta alla contraffazione, sono state anche illustrate nuove tecniche di identificazione “genetica” per potere fornire al consumatore informazioni veritiere, vista la crescente difficoltà di ottenere analisi corrette attraverso le tradizionali tecnologie al microscopio.
m.f.
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