Caso Fin.part: il sindacato teme per le sorti di Hitman (Cerruti)

Il sindacato dei tessili Filtea Cgil, da tempo favorevole all’amministrazione straordinaria per il gruppo Cerruti, solleva alcuni dubbi sulle sorti del brand omonimo, dopo il recente arresto di Michele Paoloni, cui fa capo Manifattura Paoloni, l’azienda che il mese scorso si è aggiudicata la griffe di punta di Fin.part.
La vicenda giudiziaria di Paoloni non coinvolge direttamente il marchio Cerruti, ma si intreccia a più riprese con il crack Fin.part: l’imprenditore marchigiano del tessile è accusato di aggiottaggio relativamente a Schiapparelli, società farmaceutica quotata il cui azionista di riferimento e a.d. è quello stesso Gianni Mazzola, che è anche l’azionista di maggioranza nonché boss di Fin.part, per il quale è stato recentemente richiesto l’arresto (vedi fashionmagazine.it del 15 maggio).
Secondo Giuseppe Augurusa, segretario di Filtea a Milano, i fatti inducono quanto meno alla cautela. “Non saremmo sorpresi - dichiara a fashionmagazine.it - se il Tribunale dovesse riconsiderare la cessione del marchio Cerruti”. In ballo, come spiega Augurusa, vi sono la salvaguardia del brand e di 330 dipendenti del gruppo della galassia Fin.part, 250 dei quali impiegati nell'azienda produttiva Hitman (80 fanno parte di Cometa).
Lo scorso aprile, alla firma del contratto di vendita, Paoloni si era impegnato con Hitman con un contratto quinquennale per la realizzazione delle nuove collezioni. “Un impegno di carattere commerciale, che non garantisce il trasferimento dei lavoratori”, commenta l’esponente del sindacato dei tessili, impegnato a evitare che “a spericolate operazioni finanziarie seguano spericolate operazioni industriali”.
e.f.
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