Ccnl tessile-moda: trattative in stallo e il sindacato proclama uno sciopero per il 6 giugno

Bloccate le trattative per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro per il settore tessile-abbigliamento-moda, scaduto alla fine di marzo, i sindacati Femca-Filtea e Uilta definiscono un programma di informazione e mobilitazione che prevede, tra gli altri, la proclamazione di uno sciopero nazionale di otto ore per il prossimo 6 giugno.
Lo stato di mobilitazione è ritenuto ingiustificato da Sistema Moda Italia (Smi), la maggiore associazione degli industriali del settore, che pochi giorni fa ha sintetizzato la propria posizione in un comunicato, dove si è dichiarata disponibile a proseguire il negoziato con i sindacati. In particolare, Smi ritiene opportuno modificare le norme del contratto a livello di flessibilità, straordinari, durata delle ferie collettive consecutive, gestione dei permessi per riduzione orario di lavoro e definizione degli orari di lavoro. Sul fronte “inquadramento”, secondo Smi il progetto formulato dalle organizzazioni sindacali introduce elementi di complessità e indeterminatezza “che renderebbero gravosa e fonte di probabile contenzioso, nonché di oneri indiretti non valutabili, l’applicazione dell’inquadramento nel nostro sistema, caratterizzato dalla presenza prevalente di aziende di dimensioni ridotte e poco strutturate”. L’attuale impianto contrattuale, dice l’associazione, già prevede forme e modalità che consentono di riconoscere la professionalità con gli opportuni aggiornamenti richiesti dai mutamenti organizzativi e delle tecnologie. A proposito della parte economica, Smi ha confermato la propria disponibilità a dare una risposta “significativa” rispetto alla richiesta contenuta nella piattaforma (95 euro medi mensili di aumento omnicomprensivi di tutti i costi del rinnovo), subordinando però la determinazione degli aumenti a un “soddisfacente accoglimento delle richieste avanzate dal sistema delle imprese”. Gli industriali si sono infine dichiarati contrari alla costituzione di un Ente Bilaterale Nazionale, reputato una “sovrastruttura burocratica”, mentre sono disponibili a migliorare l’operatività degli organismi bilaterali di partecipazione previsti dal contratto scaduto (vedi anche fashionmagazine.it del 15 gennaio).
Visto che nessuna delle richieste principali presentate nella piattaforma è stata accolta, secondo i sindacati si fa un passo indietro. In una nota congiunta, Femca, Filtea e Uilta si dichiarano convinti che la fase di riorganizzazione in atto, che avrà particolari ricadute sul settore manifatturiero, necessiti di una partecipazione “qualitativa ed efficace dei lavoratori”, mentre le posizioni degli imprenditori evidenziano “la volontà di imporre una gestione unilaterale dell’organizzazione del lavoro”. Di qui la proclamazione, da questo mese, dello stato di agitazione del settore e l’avvio di una campagna di informazione rivolta ai lavoratori “per una precisa e puntuale illustrazione delle posizioni in campo e per ribadire l’utilità e la bontà delle richieste della piattaforma”.
e.f.
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