Childrenswear made in Italy: 2009 a segno meno, ma meglio di altri settori

Le stime di Smi sull'andamento dell'industria dell'abbigliamento infantile in Italia mostrano un 2009 in discesa sia a livello di ricavi, in calo del 5,5% rispetto al 2008, sia in termini di esportazioni, diminuite del 14,4%. Il comparto dimostra comunque di procedere con minori difficoltà rispetto ad altri segmenti della moda nazionale e al tessile-abbigliamento nel suo complesso.
Il menswear, sotto i riflettori in questi giorni, ha infatti rivelato un -9,7% del fatturato e un -14% dell'export, mentre tutto il tessile-abbigliamento, nel preconsuntivo di novembre, ha mostrato un -16% del giro d'affari e un -20% delle vendite all'estero (vedi fashionmagazine.it dell'11 gennaio e 25 novembre).
L'abbigliamento infantile mostra ricavi per 2,5 miliardi di euro ed esportazioni per 677 milioni: come fanno rilevare i ricercatori di Smi, il settore si è rivelato meno esposto di altri al crollo del commercio mondiale perché tradizionalmente meno export oriented (si tratta di circa il 30% del turnover totale). Nonostante il calo delle importazioni, scese del 3,2% a 1,5 miliardi di euro, il saldo commerciale resta però ampiamente negativo per 823 milioni di euro.
Quanto ai consumi delle famiglie italiane, nell'anno sono passati da oltre 5 miliardi di euro a 4,91 miliardi (-1,7%), con la domanda di prodotti per neonati sostanzialmente stabile. La contrazione non ha invece risparmiato il segmento junior (oltre 8,4 milioni, in Italia, gli individui tra 0 e 14 anni risultati a inizio 2009, in aumento dello 0,7% rispetto al gennaio 2008), specialmente di fascia alta. In quest'ambito il segmento “bambina” (48% del mercato junior), di regola il più rilevante, ha verificato un calo di spesa dell'1,3%, contro un -0,9% del “bambino”. Nel guardaroba delle bimbe hanno sofferto di più le proposte invernali per definizione (giacche, giacconi e giubbotti imbottiti), i pantaloni hanno tenuto, mentre abiti e gonne sono incrementati. Per quanto riguarda il bimbo, invece, solo il jeans è cresciuto.
Sul fronte retail si riconferma una tendenza già in atto da alcune stagioni: l'intermediario principale non è più il dettaglio indipendente (fermo a una quota del 27% del totale), bensì le catene e i negozi in franchising (41%).
Per quanto riguarda le previsioni sulla primavera-estate prossima, un'indagine congiunturale di Smi, condotta su un campione rappresentativo di imprese del comparto junior, non prospetta un'inversione di tendenza e fa pensare a un mercato interno che avrà ancora la meglio su quello estero. Sull'evoluzione congiunturale un 25% confida in un miglioramento, ma la maggioranza è orientata alla prudenza.
e.f.
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