Childrenswear made in Italy: il 2011 meglio del 2010, ma nell'anno in corso la crisi persiste

Nel ritratto dell'andamento della moda junior made in Italy tracciato dal Centro Studi di Smi per Pitti Immagine Bimbo, in occasione del salone che si apre domani a Firenze, il 2011 segna il ritorno a una dinamica positiva, con un +5,4% su base annua, per un turnover settoriale che si attesta a 2,6 miliardi di euro. Tuttavia, i dati relativi ai primi due-tre mesi dell'anno in corso sono decisamente meno brillanti.
Le aziende devono dunque lavorare duramente per imporsi in un contesto che permane difficile, soprattutto a livello nazionale.
Nel 2011 è stato l'export a trainare la moda bimbo: è cresciuto infatti dell'11,6% sull'anno precedente, portando il valore complessivo delle vendite all'estero a quota 829 milioni di euro. L'incidenza del business realizzato fuori dai confini della Penisola ha raggiunto così il 31,3% del totale, guadagnando due punti percentuali sul 2010. Il mercato interno è ancora deludente: le criticità più significative hanno interessato la fascia 2-14 anni, senza distinzioni tra bambina e bambino, mentre a segno meno, ma comunque meno colpite dalla recessione, sono state le vendite di proposte per il neonato.
Peggiora ulteriormente (-10,6%) il valore relativo alla produzione. Sul trend incide, del resto, la dinamica delle importazioni dall'estero, che conosce una nuova accelerazione, pari a +10,4%, corrispondente a 1,7 miliardi di euro. Un andamento che determina l'acuirsi del deficit della bilancia commerciale del settore, negativo per 870 milioni di euro.
Per quanto concerne i canali di vendita dell'abbigliamento infantile, al primo posto in Italia si collocano le catene, che coprono una quota del 44% del sell out del comparto. Tra la primavera-estate 2011 e l'autunno-inverno 2011/2012 questa tipologia di retailer non è stata risparmiata dal clima di precarietà economica: le vendite sono calate infatti del 2,9%. Nel medesimo periodo il dettaglio indipendente (la cui quota di mercato è pari al 23,8%) ha contenuto le perdite, con un -0,6%. I cosiddetti "altri canali" (outlet ed e-commerce, tra gli altri) hanno avuto invece un'esplosione: +44,4%. Infine, ambulanti e gdo hanno subito una contrazione pari rispettivamente a -12,7% e -9,7%.
Come già accennato, nei primi due-tre mesi dell'anno in corso i consumi di moda junior delle famiglie italiane sono ulteriormente rallentati (-4,7% la spesa corrente) e anche da oltreconfine i segnali non sono confortanti: le esportazioni sono infatti in discesa del 5,5%. Guardando ai singoli mercati di sbocco, solo Russia e Francia risultano particolarmente ricettive, rispettivamente con un +34,7% e un +16,4%.
e.a.
stats