Chiusura di Milano Moda Donna: il commento di Boselli

Ultima giornata, ieri, di Milano Moda Donna, che ha chiuso questa edizione invernale con un "Fashion party for young generation", convegno che ha visto la partecipazione di 500 allievi delle scuole di moda cittadine. Positivo il bilancio della manifestazione tracciato da Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana (nella foto, la passerella di Blumarine).
"Se parliamo di moda, c’è da sottolineare il notevole sforzo fatto dagli stilisti: abbiamo ammirato in passerella collezioni belle, alcune splendide” dichiara a fashionmagazine.it Boselli. La fashion week ha riunito 232 nomi, con 91 sfilate per 82 marchi, 98 presentazioni statiche e 76 su appuntamento negli showroom. Oltre ai big, alta è stata l'attenzione verso i giovani stilisti, protagonisti non solo ieri ma anche il 25 febbraio, con i défilé di New Upcoming Designers/Next Generation e Regeneration.
Quella del sostegno alle nuove generazioni dello stilismo è una mission a cui Boselli tiene moltissimo: ieri, ad analizzare lo scenario in cui si muovono i nuovi fashion talent, un tavolo di esperti ed esponenti del Comune di Milano. Sono infatti intervenuti gli assessori Luigi Rossi Bernardi e Giovanni Terzi, responsabili rispettivamente di Ricerca, Innovazione e Capitale Umano e di Sport, Tempo Libero e Attività Produttive, la giornalista Daniela Cuzzolin Oberosler, il preside della Libera Università delle Arti di Bologna Barbara Nerozzi e lo stesso Mario Boselli.
Un argomento che riempie d’orgoglio Boselli è il recente accordo di cooperazione raggiunto con la spagnola Asociación Creadores de Moda de España (Acme) per portare avanti obiettivi comuni: “La Camera diviene vieppiù un punto di riferimento per il fashion system internazionale – spiega -. Si tratta di una collaborazione importante tra due Paesi con una grande forza manifatturiera nel tessile-abbigliamento per fare pressione comune su Bruxelles e cambiare gli equilibri tra Nord e Sud Europa su temi vitali come l'ottenimento del marchio d'origine obbligatorio per i capi di provenienza extra-Ue”.
Tornando alle sfilate, “la macchina organizzativa ha funzionato meglio del solito abbiamo avuto decisamente meno ritardi che in passato - aggiunge il presidente della Camera -. E se la formula da mercoledì a mercoledì non è riuscita a risolvere il problema della concentrazione di fashion show nei giorni centrali della kermesse, ha comunque avuto il vantaggio di fare cadere i momenti più caldi nel fine settimana, quando Milano è meno trafficata”.
Se gli si fa notare che proprio nella giornata di sabato c’è stato un momento di impasse sul rispetto degli orari, Boselli coglie l’occasione per ribadire un altro tema che gli sta a cuore: “È meglio riunire il maggior numero di passerelle in Fiera, una cosa che mi chiedono tutti: ma io non posso obbligare nessuno. È giusto che chi ha le proprie strutture per le sfilate presenti a casa propria, ma chi deve comunque affittare una location, perché non sceglie il Milano Fashion Center? Lì ci sono i servizi, diamo visibilità agli sponsor, assicuriamo continuità ai progetti”.
Sul tema più sentito di questa tornata di sfilate, ovvero l’affluenza dei compratori, Boselli ha una opinione precisa: “Tutte le grandi realtà della distribuzione internazionale erano presenti, se pur con delegazioni numericamente assottigliate per tagliare i costi: un fatto, questo, che può aver impattato sull’indotto che la moda crea alla città, ma non certo sul business delle maison. Se ci sono cali negli ordini è solo una consequenza della grande incertezza creata dalla crisi mondiale”.
a.b. e c.mo.
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