Christian Dior Couture più aggressiva nella distribuzione, anche in Italia

A fronte delle buone performance realizzate nel 2002, nel futuro di Christian Dior Couture il controllo pressoché diretto di tutta la distribuzione e nuovi opening che consentiranno, fra l’altro, di rafforzare la presenza nel nostro Paese. A Vincenzo Moccia la direzione di Dior Italia.
Nonostante la crisi a livello congiunturale, la fashion company del gruppo Dior ha concluso l’esercizio con un utile operativo a 33 milioni di euro, dal rosso del 2001, e un fatturato a 492 milioni, in rialzo di oltre il 41% rispetto all’esercizio precedente (vedi fashionmagazine.it del 7 marzo). Parte dei risultati si devono all’attuale modello di business, finalizzato al controllo diretto della quasi totalità della distribuzione (esclusa l’occhialeria), contrariamente alla politica attuata negli anni ’80, quando le entrate provenivano per lo più dalle licenze.
Dior Couture intende rafforzare la propria presenza a livello globale e, dopo l’inaugurazione di 28 boutique lo scorso anno, ha in programma l’avvio di 15 nuovi spazi per il 2003, che dovrebbero salire a 200 per la fine del 2007. Fra i mercati di punta anche l’Italia, interessata dall’apertura di nuovi monomarca nei prossimi tre anni.
A conferma dell’interesse del gruppo del lusso francese per il nostro mercato, la recente nomina di un general manager per l’Italia che opererà dal quartier generale di via Montenapoleone 14 a Milano. Si tratta del 43enne romano Vincenzo Moccia, che vanta nel curriculum esperienze nella direzione retail di Bulgari Italia e in quella di Gucci per l’Italia del Nord.
A lui faranno capo un’ottantina di persone, trenta delle quali nel capoluogo lombardo. Estremo riserbo, al momento, sulle città che ospiteranno i nuovi opening nazionali. “Si tratta di località dove è già presente la concorrenza, il turismo è sviluppato e il consumatore (di passaggio ma anche locale) ha attitudine a spendere”, fa sapere a fashionmagazine.it lo stesso Moccia, senza rivelare però altri particolari in merito. “Sicuramente saranno spazi dislocati in aree di prestigio - prosegue il manager - che seguiranno nello stile le linee di tutti gli shop Dior nel mondo”.
Attualmente i negozi italiani sono soltanto a Milano (l’unico ad avere più di un anno di vita), Roma e Firenze. “La clientela di destinazione sarà prettamente femminile”, aggiunge poi Moccia, rivelando che il prodotto donna è più consolidato, mentre gli articoli per l’uomo (attualmente distribuiti solo nelle boutique di Milano e Parigi) sono in fase di crescita e destinati a essere commercializzati in nuovi punti vendita più in là nel tempo.
Dalla casa madre francese, ma anche dall’Italia, nessuno si sbilancia in termini di previsioni di fatturato nel breve-medio termine. Durante l’ultima conference call del gruppo del lusso, a commento dei risultati del 2002, è emerso che, per dare maggiore incisività allo sviluppo del marchio, il budget pubblicitario del 2003 dovrebbe raggiungere circa i 50 milioni di euro. Entro l’anno – pur con le dovute cautele derivanti dalla critica situazione internazionale – i vertici puntano al raggiungimento della redditività per tutti i negozi Dior Couture nel mondo.
e.f.
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