Cina: in febbraio pesante battuta d'arresto per l'export tessile

A febbraio, come rivela un recente rapporto della General Administration of Customs, l’export di tessile e abbigliamento cinese ha subito una pesante battuta d’arresto, crollando del 32% rispetto a gennaio 2008 e dell'8,5% rispetto a febbraio 2007.
Il valore delle esportazioni tessili dei primi due mesi dell’anno è stato di 25,6 miliardi di dollari, corrispondenti a un incremento di appena il 9,6% rispetto all’anno precedente: un risultato certamente non brillante, se lo si paragona al +25% registrato nello stesso periodo del 2007.
Alla base di una tale contrazione, spiegano gli analisti del National Development and Reform Commission, ci sono diversi fattori: la riduzione della domanda da parte di Usa e Unione Europea (i principali partner commerciali del Paese), le pesanti nevicate dello scorso inverno e il crescente costo dei prodotti “Made in China”, dovuto alla rivalutazione dello yuan, oltre che ai maggiori costi di manodopera e materie prime. Tuttavia, gli esperti invitano a non drammatizzare e ad aspettare, prima di parlare di vera e propria crisi dell’export cinese. “È troppo presto per valutare se il calo delle esportazioni registrato a inizio anno è un fenomeno contingente o se rappresenta l’inizio di un nuovo trend al ribasso” dichiara Zhang Bin, analista del Sinolink Securities. Certo è che il clima di generale pessimismo e il difficile momento dell’economia mondiale potrebbero frenare anche la corsa della locomotiva cinese, già appesantita da problemi interni quali, appunto, l’inflazione galoppante che rischia di rendere il “Made in China” sempre meno competitivo.
I dati di febbraio, anche se non indicativi di una tendenza permanente, preoccupano non poco gli economisti della nazione, che già parlano di rivedere le forse troppo ottimistiche proiezioni (+15% per l’export tessile nel 2008) stilate dal National Development and Reform Commission.
Un fatto è comunque certo: il crollo delle esportazioni tessili registrato a febbraio non è un fenomeno isolato legato a circostanze contingenti, ma rientra in un scenario generale di contrazione di tutto l’export cinese. In questo mese, infatti, il trade surplus registrato dalla Repubblica Popolare si è ridotto a un terzo di quello dell’anno precedente e il flusso commerciale verso gli States e l’Europa è sceso rispettivamente del 5% e dell’1%.
c.r.
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