Closed: l’ingresso di Antonio Ponti nella società porta liquidità e nuova linfa al brand

Tornare un po’ italiani, a quelle radici che negli anni Ottanta hanno visto i jeans Closed protagonisti della moda giovane: l’ingresso nel capitale di Antonio Ponti, responsabile commerciale per Italia e Sud Europa dal 2006, riaggancia il brand tedesco al suo heritage. Con una quota del 10% e iniezioni di liquidità, il giovane rampollo della famiglia degli acetieri Ponti guarda allo sviluppo di nuovi progetti, fra cui l’apertura di un flagship a Milano, nel 2009.
Partito con la gavetta, “perché a 20 anni i miei mi hanno detto: fai le tue esperienze, impara e poi si vedrà”, Antonio Ponti si è fatto strada con entusiasmo nell’universo della moda che ora, a 36 anni, non intende lasciare. Neanche per gli aceti e i sottaceti di papà. “Conosco e amo questo mondo e poi con Closed ho instaurato un rapporto davvero speciale”, racconta a fashionmagazine.it. Alla guida commerciale di Italia ed Europa del Sud, Ponti è arrivato grazie a uno dei soci, Til Nadler, suo collega ai tempi in cui entrambi lavoravano da Prada, dove Antonio è arrivato dal “basso”, come si diceva. Dopo aver gestito il negozio di Alberto Guardiani in via Montenapoleone, è approdato presso la maison come venditore fino a divenire responsabile di Helmut Lang. Da Closed è riuscito da subito a instaurare un bel feeling con i titolari, Gordon Giers, Hans Redlefsen e lo stesso Nadler, quasi suoi coetanei, tanto che presto il suo ruolo si è esteso anche ad altri aspetti.
In seguito all’ingresso nella società, Ponti manterrà la propria carica e la sede di lavoro a Milano, presso la showroom di via Tortona. Da qui collaborerà ai futuri progetti che prevedono l’apertura di nuovi mercati e lo sbarco a Milano con un monomarca, che si aggiungerà alle 14 vetrine già esistenti. “La location è ancora top secret perché siamo in trattative ma di sicuro contiamo di aprire entro settembre del 2009”, racconta Ponti. Quanto all’espansione all’estero Closed, che oggi è distribuita in tutta Europa, sta ampliando i propri orizzonti in Medio Oriente, dove è entrata tramite un accordo con Villa Moda, e punta all’ingresso negli Stati Uniti (dove sta già muovendo i primi passi) e in Far East. Con un fatturato di circa 60 milioni di euro, realizzato per il 50% nei Paesi di lingua tedesca, seguiti da Francia e poi dall’Italia, il brand ha ampi spazi per crescere all’estero, così come ha ottime chance di evolvere anche con l’uomo, che al momento rappresenta il 20% circa del fatturato.
Oggi l’etichetta Closed identifica una collezione che per il 50% si compone di jeans e per il restante 50% comprende capi che completano un concept di lifestyle. Fondamentali da questo punto di vista le recenti capsule collection: la linea heritage, dedicata ai 30 anni del brand, e l’offerta di cashmere (20 stili per 20 colori, in vendita dai 200 ai 250 euro sell out). Per un jeans, invece, spiega Ponti, si parte dai 99 ai 119 degli entry price “ma i capi che vendiamo di più sono quelli di ricerca a livello di denim, lavaggi, dettagli, dai 149 ai 199 euro”. Una cifra che rivela una grande attenzione al value for money e che premia l’azienda: “La nostra è una realtà solida, che ha ancora ampi spazi per evolvere – conclude Ponti -. Siamo consapevoli del momento difficile ma lo affrontiamo con grande serenità”. Prossima tappa importante, per Closed, l’appuntamento con Pitti Uomo, presso il Padiglione delle Ghiaia.
c.me.
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