Clothing Company valuta l’ingresso di un nuovo socio

Smentita 20 giorni fa la vendita del brand Belstaff al colosso americano del casualwear Vf Corporation, la casa madre Clothing Company valuta il possibile ingresso di un nuovo azionista per procedere nei piani di crescita della società. Tra le ipotesi al vaglio, anche la cessione di una quota di minoranza a una realtà del private equity.
Come dichiara a fashionmagazine.it il presidente Franco Malenotti, da tempo l’azienda di Mogliano Veneto (Tv) è corteggiata dai fondi (in passato anche L Capital), come pure da grandi gruppi esteri. “Con Vf Corporation - puntualizza - c’è stato un incontro, soprattutto per valutare possibili sinergie, poi non si è trovato un punto di contatto” (vedi fashionmagazine.it del 17 settembre e del 2 ottobre).
L'arrivo di un partner andrebbe a sostenere il piano di sviluppo pluriennale di Belstaff (internazionalizzazione, crescita a livello di retail e ampliamento della gamma di prodotti). Clothing Company puntava a quotarsi già nel maggio-giugno di quest’anno. Un percorso bloccato lo scorso anno con la prima crisi dei mercati finanziari, come spiega Franco Malenotti. “L’ingresso di un socio sarebbe un’operazione-ponte per la Borsa - dice -. Potrebbe essere anche tra due anni, ma visto l’andamento dei mercati è prematuro stimare una data”.
Il presidente ha in previsione di archiviare il 2008 con 94 milioni di euro di ricavi (+8% sul 2007), che dovrebbero salire a 110 nel 2009 e a 129 l’anno seguente. L’esercizio in corso dovrebbe chiudere con profitti ante imposte a 5 milioni di euro (superavano il milione di euro nel fiscal year 2007 chiuso in pareggio). Alla fine del piano triennale 2008-2010, che tiene conto di investimenti per 40 milioni di euro circa, l’ebitda dovrebbe invece raggiungere quota 22 milioni.
Procede, intanto, l’ampliamento del network distributivo. Di pochi giorni fa l’opening di un flagship store a Bologna, cui seguirà quello di Madrid a fine mese. Altre inaugurazioni sono in calendario nel 2009 in Spagna, Giappone, Stati Uniti, Germania e Russia. Poi sarà la volta di Cina e India.
e.f.
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