Coin e Upim: si riparla di fusione

Tornano le voci, non confermate dalle parti in causa, di un interesse del Gruppo Coin per la catena Upim. Per il momento non sembra ci siano ancora advisor al lavoro ma l'a.d. del gruppo veneto, Stefano Beraldo, avrebbe confermato che "c'è un riavvicinamento in corso".
“Vedremo a cosa porterà”, ha aggiunto rispondendo in merito sul quotidiano Il Sole 24 Ore. L'interesse per Upim, come ha dichiarato il ceo di Coin, non è mai venuto meno. “Anche quando è stata rifiutata la nostra offerta”, ha aggiunto, spiegando come i rapporti abbiano vissuto “momenti alterni”.
Già nel 2008 si era parlato delle avance di Coin che, secondo alcune stime aveva messo sul piatto circa 180 milioni di euro, ottenendo però un rifiuto. Che il gruppo di Mestre (il principale azionista, con il 78,8% del capitale, è Carpaccio Investimenti, indirettamente controllato da Financière Tintoretto, di cui sono soci il fondo Pai e finanziaria Coin) sia intenzionato a estendere il network distributivo lo dimostra anche l'acquisizione in maggio di 17 negozi Dem, seguiti allo shopping (in dicembre) dei 60 punti vendita della catena Melablu.
Pare inoltre che Coin non sia l'unico interessato a investire in Upim, attualmente partecipata da Investitori Associati, Deutsche Bank, Pirelli Real Estate e dalla Famiglia Borletti (in questi giorni sotto i riflettori per la possibile acquisizione della maison Lacroix, vedi fashionmagazine.it del 27 luglio). Il Gruppo Rinascente/Upim starebbe attualmente rinegoziando il debito con le banche: il piano prevede un aumento di capitale da 25 milioni di euro e un riscadenziamento del debito, che ammonta complessivamente a 220 milioni di euro (80 milioni le linee di credito di Rinascente e 140 milioni quelle dei grandi magazzini low cost). Upim, inoltre, avrebbe chiuso il bilancio a settembre 2008 con un valore della produzione passato da 520 a 493 milioni di euro, mentre l'ebitda sarebbe sceso da 16 a 9,2 milioni. Il Gruppo Coin ha invece chiuso il fiscal year a fine gennaio con vendite nette a circa 1,15 miliardi di euro, in flessione del 2,3%, mentre l'ebitda è sceso del 7,5% a 133,7 milioni. L'indebitamento finanziario risultante al 31 dicembre ammontava a 275,8 milioni.
e.f.
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