Con il battesimo di Jonathan Saunders, Pollini dà il via al riposizionamento del brand

Il giovane stilista inglese Jonathan Saunders, dallo scorso maggio direttore creativo di Pollini, ha presentato la sua prima collezione per il brand del Gruppo Aeffe. Punti di partenza del nuovo assetto: modernità e leggerezza, senza dimenticare la tradizione.
Raffica di novità in casa Pollini. Jonathan Saunders - 30 anni - al timone del prêt à porter, in sostituzione a Rifat Ozbek e il giovane Nicholas Kirkwood - 27 anni - nominato style director per gli accessori, hanno debuttato ieri con la collezione numero uno. Il primo impatto è piacevolmente insolito: non si è più abituati a non fare interminabili code fuori dalle sale delle sfilate, a non spingere ed essere spinti, a non dover inciampare per sedersi al proprio posto. La presentazione - quattro mini défilé della durata di dieci minuti l’uno - ha fatto tirare un respiro di sollievo agli addetti ai lavori. “L’idea è stata mia: volevo che tutto fosse ‘easy’, dagli abiti allo show. Niente rigore, please”, dichiara emozionato Saunders dal backstage.
La collezione è la seconda sorpresa, tutta incentrata su colore - tratto distintivo anche della linea che porta il suo nome e che da un paio di stagioni sfila a New York, dopo aver calcato le pedane di Londra - e leggerezza. Tanti gli abiti corti e svolazzanti a piccoli pois, a righe sottili su organza e seta, chiusi da bottoni dorati. Ariosi, ma soprattutto moderni. Tante le balze, le ruches sovrapposte. Ma tanti anche i dettagli curati come i colletti millefoglie, gli interventi di satin matelassé che diventano cinture obi e micro boleri. Non mancano giacche e piccoli trench tailor-made che rivelano lo studio di forme perfette e alta qualità di tagli e materie.
“Sono valori imprescindibili, soprattutto per la moda italiana - spiega a fashionmagazine.it Massimo Ferretti, presidente del Gruppo Aeffe, che dal 2001 ha acquisito Pollini -. Per noi questo è l’anno zero. Il futuro del brand oggi è nelle nostre mani e abbiamo deciso di fargli prendere un nuovo corso, rimanendo fedeli alla tradizione del made in Italy ma introducendo anche più stile e creatività”.
Altri due inglesi, dunque, si confronteranno con un marchio solido e con un mercato non di nicchia dopo Ozbek, anche lui britannico, anche se di origine turca: “Oggi è importante salvaguardare il know how dell’azienda, che da sempre punta sull’alta qualità dei tessuti e delle lavorazioni - continua il presidente - ma siamo convinti che la creatività vada attinta in giro per il mondo, seguendo una visione aperta e cosmopolita che può solo arricchire il brand di nuova linfa”. In quest’ottica, è facile comprendere come Saunders e Kirkwood siano stati scelti per la loro capacità di dare un tocco di eccentricità alla tradizione di Pollini e alla sua donna-tipo, contemporanea, che non accetta però le esasperazioni e rimane credibile.
I principali mercati di riferimento del brand restano quelli europei, anche se stanno crescendo bene Middle e Far East e, malgrado la crisi, anche gli Usa. “Abbiamo obiettivi ambiziosi, tenendo conto che una strategia di riposizionamento esige un turnaround della clientela - aggiunge Ferretti -. Cresceremo, ma senza fare salti nel buio: al momento non siamo interessati alle percentuali ma a fare bene il nostro lavoro, puntando in alto, con i giusti tempi”.
e.b.
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