Conferenza Mipel: il punto su come difendere il made in Italy

Uniti per difendere il Made in Italy e avere la possibilità di lottare ad armi pari contro i competitor, in particolare cinesi. Sono gli elementi su cui batte il settore pellettiero italiano che si appresta a vivere le quattro giornate del Mipel, salone dedicato a borse e accessori, in calendario dal 19 al 22 marzo in Fiera Milano. 377 gli espositori, di cui 95 stranieri, su una superficie totale di 30.000 metri quadri circa.
Nei primi 11 mesi del 2004, l’export di pelletteria è cresciuto del 14,2% in valore, pari a 2.113 milioni di euro e così pure l’import, che ha segnato un + 15,4% (995 milioni di euro). Sono lievitate in particolare le importazioni dalla Svizzera, evidentemente interessata da un rilevante fenomeno di triangolazione, visto che questo Paese non vanta una particolare tradizione pellettiera. Fenomeno confermato anche dal dato sulle esportazioni in Svizzera di prodotti dall’Italia, in crescita del 48,5% (oltre 441 milioni di euro).
Tornando alle importazioni, la classifica prosegue con la Spagna (+58,1%), Hong Kong (+57,1%), il Pakistan (+40%), la Romania (+ 25,9%) e la Francia (+24,6%). Nelle retrovie resta la Cina (+18,8%), che fino a gennaio non aveva ancora beneficiato dell’abbattimento delle quote. “Sono dati che potrebbero sembrare positivi - ha detto Giorgio Cannara, presidente Aimpes/Mipel, nel corso della conferenza stampa - ma non rispecchiano affatto la situazione reale del nostro settore. Le cifre, infatti, risentono delle performance positive delle grandi griffe ma nascondono la sofferenza dei piccoli produttori, la stasi del mercato, interno ed estero, l’impoverimento del tessuto imprenditoriale locale a vantaggio del lavoro conto terzi”.
“Per fortuna ora anche altri settori, come quello calzaturiero, hanno cominciato ad alzare la voce e qualcosa a livello governativo si è finalmente mosso – ha aggiunto Cannara - . Da parte nostra siamo pronti a ripartire con tutta l’energia che ci è propria ma abbiamo assoluto bisogno di aiuto. Ovvero di leggi che ci tutelino e ci mettano in condizioni di lottare ad armi pari”.
I pellettieri chiedono reciprocità di trattamento. Che non vuol dire necessariamente ricorrere ai dazi ma puntare sulla difesa del Made in Italy. Anche a livello “educativo”, cercando di rendere cosciente il consumatore, di informarlo che comprare prodotti non realizzati in Italia vuol dire in alcuni casi finanziare un modello di vita che non è il nostro (dumping sociale, ambientale, valutario...). In questa fase risulta di fondamentale importanza essere uniti, specialmente se si è “piccoli”.
Ecco perché la pelletteria, ha stretto un’alleanza con altri settori dell’eccellenza Made in Italy (occhialeria, gioielli e calzature), dando vita alla Fianp. “E’ indispensabile comunicare con forza la volontà di continuare a fare il nostro lavoro - ha affermato Alessandro Biffi, presidente della Federazione -, ma con regole nuove che valgano per tutti”. In questo obiettivo la presenza nella Comunità Europea non aiuta a causa dell’eccessiva burocrazia che rallenta le procedure anziché semplificarle, agevolando come dovrebbe il libero movimento e scambio di prodotti in Europa.
l.sc.
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