Confindustria sostiene concretamente la moda

"L’industria della moda è centrale nella ripresa e nello sviluppo dell’economia italiana ed è un dovere sociale e morale fare il possibile per salvaguardarla". Così Emma Marcegaglia ha aperto venerdì scorso la conferenza stampa in avvio di MilanoVendeModa. Già per il 5 marzo il presidente di Confindustria si aspetta risposte concrete dal Governo, in particolare sull’emergenza credito. "Ma occorre fare presto", ha ribadito il presidente di Smi, Michele Tronconi.
Giovedì è infatti fissato il “Liquidity Day”, un momento di confronto con il ministro Giulio Tremonti, oltre che con Sace e la Cassa Depositi e Prestiti, cui è stato invitato a partecipare anche il presidente di Smi, intervenuto all’incontro. Tra le richieste degli industriali sul tavolo il 5 marzo, quella che le banche accettino di emettere i cosiddetti “Tremonti Bond”, che dovrebbero essere sottoscritti dallo Stato.
Per avere la certezza che i capitali raccolti si tramutino in effettivo credito alle imprese, Marcegaglia ha proposto la costituzione di “osservatori” e di “mediatori” (presumibilmente legati alla Banca d’Italia) che facilitino l’incrocio tra imprese meritorie e banche: un modello che sta già manifestando i suoi effetti positivi in Francia.
Confindustria chiederà anche che Sace (controllata dal Tesoro, attiva nei servizi assicurativi e finanziari) prenda il posto delle assicurazioni del credito (di questi tempi praticamente scomparse) e che, in analogia con quanto avviene per realtà omologhe sul territorio francese e tedesco, il gruppo finanzi le esportazioni.
Per dare ossigeno alla società fondamentale è anche la costituzione di un fondo di garanzia pubblico che permetta il consolidamento del debito a medio termine. “Se il Governo si attiverà con il fondo come pure con sgravi fiscali, e le banche torneranno a finanziare le imprese, gli imprenditori in condizioni di farlo si impegneranno ad apportare capitali nelle loro aziende”, ha detto Marcegaglia, che ha chiesto agli associati di “crescere, aggregarsi e continuare a investire, per ripartire più forti a crisi finita”.
Ma le proposte dell’associazione alle autorità toccano anche altri temi “caldi”: vanno dal raddoppio del limite previsto per le compensazioni tra crediti e debiti d’imposta (da 516mila euro a un milione), a una maggiore flessibilità per la cassa integrazione ordinaria, da una riduzione dei costi dell’energia (a tutt’oggi la moda non è riconosciuta come attività energivora) a un minore carico fiscale, con particolare riferimento al lavoro femminile (il 65% degli impiegati totali, nel caso della fashion industry, mentre su scala nazionale la quota è nettamente inferiore rispetto alla media europea).
“Ma occorre fare presto”, ha affermato il presidente di Smi Tronconi, concordando appieno sui punti esposti da Marcegaglia. “Ci sono centinaia di aziende, soprattutto a monte della filiera, che rischiano di uscire definitivamente dal mercato”, ha aggiunto ricordando che in gennaio i dati sulle ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria e speciale hanno visto aumenti tra il 100 e il 400%. “La profondità e l’ampiezza di questa crisi, per la prima volta, non ci consentono di provare a uscirne soltanto con le nostre forze: si vince o si perde tutti insieme - ha concluso Tronconi -. La vicinanza non formale del presidente di Confindustria è la migliore dimostrazione che, intanto, non siamo soli”.
e.f.
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