Convegno Anci: i modelli tradizionali di retail della calzatura vanno riveduti e corretti

"Riflessi dell’innovazione del retail sulle strategie dei calzaturifici italiani": questo il tema del convegno organizzato sabato scorso dall'Anci, associazione di categoria delle industrie calzaturiere, a Venezia. Al centro del dibattito, la trasformazione dei modelli tradizionali di retail nella calzatura.
La società Ambrosetti è stata incaricata dall’Anci, associazione nazionale dei calzaturieri, di elaborare una ricerca che ha messo in luce alcuni casi paradigmatici di vendita al dettaglio con specifiche peculiarità: Muji, Urban Outfitter, Camper, Zara, Wal-Mart, Home-Depot, Uniqlo, Li-Ning e altri ancora. Ma tutte queste catene, prese come “business model” all’interno del sistema distributivo fashion, come possono integrarsi con la complessa realtà dell’industria calzaturiera italiana? "Stiamo lavorando a un progetto di negozi multimarca in Russia e in Cina, con 10-15 marchi italiani qualificati che si accolleranno soltanto un terzo dei costi - ha rivelato Rossano Soldini, presidente di Anci -. La parte rimanente dei costi sarà, infatti, a carico di Governo e Regioni". "Bisogna aggregare più marchi in un contesto, perché il made in Italy possa risultare interessante per il retail internazionale, in particolare in Asia", ha suggerito Luigino Rossi durante la tavola rotonda del pomeriggio, che lo ha visto ospite insieme a Michele Furlanetto (Furla), Fabio Tronchetti (Compar Bata) e Peter Thun dell’omonima azienda altoatesina di oggettistica da regalo.
"Non escludiamo sinergie al dettaglio con altri brand, per arrivare in maniera ancora più diretta al consumatore finale", ha sottolineato Furlanetto. La nuova frontiera del retail per il sistema calzaturiero italiano sembra, dunque, passare attraverso una sorta di integrazione che, tuttavia, non deve essere soltanto verticale: deve, infatti, prevedere anche una più ampia offerta di articoli moda e di accessori all’interno del singolo punto vendita.
m.d.p.
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