Convegno Anci: tempi difficili, ma cala l'import da Cina e Vietnam

Nel 2010 i calzaturieri italiani stanno vendendo di più, ma a prezzi più bassi. Solo così, almeno sul breve termine, auspicano di recuperare le quote di mercato perdute nel 2009. È quanto ha ribadito a Milano Vito Artioli, presidente dell’Anci (nella foto), durante l’assemblea generale dell’associazione di categoria.
Nel 2009, infatti, la produzione è calata dell’11,6% rispetto all’ anno precedente, attestandosi a 6,5 miliardi di euro, con 198 milioni di paia fabbricate (-12,1%). Le esportazioni hanno fatto segnare una contrazione sia in quantità (13,3%), con 192,3 milioni di paia vendute, sia in valore (15,9%), per 5,8 miliardi di euro. Tutti i mercati, a eccezione del Giappone, hanno ridotto drasticamente gli acquisti di scarpe made in Italy: in particolare quelli europei, con la sola Francia che ha limitato i danni, diventando così il primo cliente oltrefrontiera anche in volume.
In un quadro così fosco, Artioli ha tuttavia sottolineato il decremento delle importazioni, molto marcato da Cina e Vietnam, “merito della proroga dei dazi antidumping a livello comunitario, misura fortemente voluta dalla nostra associazione”. Un messaggio di fiducia è giunto anche da Paolo Zegna. “Senza volerli in alcun modo sottovalutare, i cali del settore calzaturiero sono stati più contenuti rispetto a quelli di molti altri settori del made in Italy”, ha detto il vicepresidente di Confindustria con delega all’ internazionalizzazione.
a.m.
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