Convegno Oracle: gli ostacoli e le leve del made in Italy per competere

Si è aperto con la tavola rotonda "Le idee per competere: l’esperienza e gli strumenti di oggi per i successi di domani" il convegno organizzato oggi a Milano da Oracle, società di software per le imprese. A confrontarsi sullo sviluppo del made in Italy c’erano Santo Versace (Versace), Pietro Buzzi (Buzzi Unicem) e Leonardo Bagnoli (Sammontana).
Moderatore del dibattito che ha coinvolto tre dei quattro settori trainanti dell’economia italiana (moda, automazione, food e design) è stato Gianfranco Fabi, vicedirettore vicario de Il Sole 24 Ore il quale ha sottolineato come il nostro Paese, pur trasmettendo un’immagine di successo, abbia in realtà diversi problemi ancora da risolvere. Se per la capacità di creare prodotti dalle forti emozioni l’Italia non è seconda a nessuno, è invece molto indietro rispetto ai partner europei e americani per quanto riguarda l’innovazione, la tecnologia e lo sviluppo.
"Molte sono le sfide che dobbiamo ancora vincere - ha sottolineato Fabi - come l’apertura verso i nuovi mercati o la capacità di trasformare i rischi in opportunità. Le piccole-medie imprese sono state finora un elemento di forza del made in Italy, ma potrebbero diventare un fattore di debolezza. Purtroppo c’è una scarsa dinamica sociale, più orientata a cercare garanzie che a spingere verso l’innovazione". Sospesa fra tradizione e modernità, la nostra nazione si presenta dunque come ambivalente. Quali sono allora gli ostacoli per continuare a far crescere l’immagine del prodotto italiano all’estero?
Secondo Santo Versace, presidente della maison, due sono le barriere, una interna all’Italia "dove il conservatorismo ha raggiunto livelli spaventosi" e l’altra esterna, dovuta alla concorrenza sleale. "I numerosi parametri imposti dalle regole dell’Unione Europea - ha sottolineato Versace - non vengono osservati da realtà come la Cina, dove i diritti umani non sono rispettati e il tasso di lavoro infantile è alto. Purtroppo diventa difficile far valere le nostre ragioni, perché a molti dei 25 Paesi dell’Ue, nonostante dicano di essere attenti alle tematiche legate all’etica come le nazioni del Nord, non interessa verificare come i prodotti importati vengano realizzati". Per il presidente della griffe della Medusa l’incapacità di crescere dell’Italia sarebbe legata sostanzialmente a una classe politica inadeguata e a una comunicazione su stampa e media falsata e al servizio del potere. "L’informazione non dovrebbe schierarsi con nessuno" ha concluso Santo Versace, sottolineando come la meritocrazia vada scomparendo.
Durante il dibattito Leonardo Bagnoli della Sammontana, tra i leader nel settore dei gelati, ha posto invece l’accento su un altro problema: "Versace e Armani hanno creato il made in Italy e molti ne hanno approfittato, tanto che numerosi marchi italiani sono stati acquistati da gruppi stranieri, lontani dalla nostra cultura del saper creare". Infine, per Pietro Buzzi della società specializzata nel cemento Buzzi Unicem l’innovazione nel proprio settore è sostanzialmente legata ai processi, magari introducendo sistemi che aiutino a ottimizzare i consumi energetici e riducano l’impatto ambientale.
v.s.
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