Convegno Smi-Sita Ricerca: consumi di moda in flessione anche nel 2012

Le prospettive per il 2012 non sono rosee, ma certo non sorprendono: i consumi di abbigliamento, accessori e calzature sono previsti in calo del 2,3%. L'Italia resta in una fase recessiva che inizierà a migliorare nel 2013.
Per le aziende della Penisola sarà l'export, soprattutto nei Paesi extra UE, a dare soddisfazioni. Questo, in estrema sintesi, quanto emerso dal convegno Smi-Sita Ricerca svoltosi ieri a Milano.
Secondo il Fashion Consumer Panel, l'osservatorio permanente di Sita Ricerca, il 2011 (anno a due velocità, con un autunno-inverno da dimenticare rispetto a una soddisfacente primavera-estate) si è chiuso con una flessione dei consumi del comparto moda del 3,4%.
Per quest'anno, come ha spiegato Alessandra Mengoli di Sita Ricerca, i pronostici sono ancora negativi, -2,3%, e peggiori di quelli complessivi (-1,4%). I prezzi si manterranno tendenzialmente flat (+0,6%), a causa della sempre più forte propensione degli italiani verso acquisti "promozionati" (nel 2011 gli unici canali in crescita, tra l'altro significativa, sono risultati quelli degli outlet center, +30%, e di Internet, +60%).
Il 2013 dovrebbe segnare un miglioramento, con un contenimento della flessione al -0,3% e una ripresa dello shopping soprattutto di calzature e accessori in pelle.
Per un confronto internazionale, Sita Ricerca ha realizzato, per la prima volta, anche una ricerca su oltre 2mila persone in Germania, Francia, Gran Bretagna, Russia e Italia: oggetto d'indagine, illustrata da Anna Maria Armano e Fabio Savelli, il sentiment e la propensione al consumo.
Per quanto riguarda l'abbigliamento, l'atteggiamento dei nostri connazionali è poco incoraggiante: la stragrande maggioranza degli interpellati dichiara di volere ridurre la spesa (sulla stessa lunghezza d'onda i francesi e gli inglesi). Meno negativo il mood in Germania dove si intende acquistare quanto lo scorso anno, mentre in Russia, dove il vestiario mantiene ancora un valore di status, l'intento è verso un aumento dello shopping.
Sul fronte delle aziende di moda italiane, Claudio Onofri di Alea Fashion Industries e presidente della Sezione Confezione di Smi, ha invitato le imprese, quando possibile, a investire sull'export, perché non mancano le opportunità sia nei nuovi mercati - non solo Cina e Russia, ma anche l'America Latina (Messico Brasile, Cile e Argentina) e Paesi dell'Europa dell'Est - sia in quelli maturi come il Giappon, che torna a dare segnali di ripresa e gli States. Cecilia Gilodi, responsabile Area Centro Studi Sistema Moda Italia (Smi), ha confermato il buon andamento delle esportazioni italiane nel 2011, cresciute del +9,3% su base annua. In special modo quelle di abbigliamento verso le aree extra-UE sono aumentate del +17,3%.
"I dati presentati da Sita Ricerca evidenziano due aspetti fondamentali - commenta Michele Tronconi, presidente di Smi -. Il primo è che dobbiamo guardare ai mercati esteri con ancora maggior decisione e, in particolare, a quelli che sono in significativo incremento, Cina in testa. Il secondo è che occorrono interventi a sostegno della competitività delle nostre imprese, soprattutto sul versante della riduzione dei costi dell'energia e sulla fiscalità del lavoro: se si vuole esportare di più, si deve anche essere in grado di produrre di più in Italia. A oggi ciò che serve immediatamente non è ancora del tutto presente nel pacchetto di misure decise dal Governo".
e.c.
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