Convegno a Milanovendemoda: migliorare il sistema distributivo per penetrare il mercato cinese

Cambiare il metodo della distribuzione, rafforzando al contempo l’alleanza tra produzione e vendita. Fare sistema, per sostenere le piccole imprese che non possono contare soltanto sulla forza del proprio brand. Sono due strade da percorrere per far diventare la crescita del mercato cinese un’opportunità e non solo un rischio, indicate questa mattina nel convegno di apertura di Milanovendemoda.
"Non possiamo pensare di applicare lo stesso modello di distribuzione che funziona in Europa o in America – ha detto l’imprenditore Vittorio Giulini, al vertice dell’azienda Liolà -. In Cina non esiste la figura del buyer indipendente: le vendite avvengono nei Mall che danno su strada. Dobbiamo creare anche noi Mall o Piazze made in Italy, in cui sia ben riconoscibile il marchio. Ai cinesi non importa acquistare un prodotto griffato, vogliono pezzi fatti in Italia, autentici".
Dello stesso avviso è Christian Orio, segretario della Camera italo-cinese: "Il made in Italy in Cina vende molto bene, ma i consumatori non hanno un’idea precisa di cosa sia e spesso comprano prodotti contraffatti. Perciò chiedono che l’origine sia ben riconoscibile".
Durante il convegno si è parlato anche degli interventi che il governo intende mettere in campo per arginare l’impatto, sul mecato italiano, dell’abolizione delle quote sulle importazioni cinesi. "Sono due le misure su cui stiamo lavorando – ha spiegato Roberto Cota, sottosegretario al ministero delle Attività produttive -. Dopo il ripristino delle quote nel tessile, stiamo spingendo l’Europa a introdurre dazi antidumping e l’obbligo di etichettatura. E se l’Unione europea è restia, andremo avanti da soli".
"Ci vuole un maggior controllo, da parte delle istituzioni, sul rispetto delle regole imposte dal Wto”, ha incalzato Renato Borghi, presidente di Assomoda, che ha aggiunto di vedere nella Cina, come rappresentante dei dettaglianti, “più un rischio che un’opportunità" e ha ricordato che nel settore tessile ci sono oggi 700 mila posti a rischio in tutta Italia.
g.m.
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