Convegno sul lusso a Parigi: rischi e opportunità della globalizzazione

Conclusioni interessanti, a Parigi venerdì scorso, all’undicesima conferenza sul lusso indetta dal quotidiano economico transalpino Les Echos. Il tema di quest’anno era: "Quale strategia di marca internazionale?". Secondo Philippe Starck, che ha aperto il meeting, i Paesi in via di sviluppo sono già pronti, per know how tecnologico e per l’abbondanza di talenti, a creare brand propri.
Come ha sottolineato provocatoriamente Starck, si tratta di un mercato dove non mancano basi etiche e una creatività vera, non più pilotata dalla finanza: questa nuova realtà potrebbe esplodere, secondo Starck, già fra tre anni.
Meno “apocalittici” gli altri partecipanti al convegno tra cui Gilles Boileau, responsabile del gruppo di studi di Ubifrance che vede in India, Cina, e Russia mercati dove l’Europa può ancora farsi largo, perché in queste aree lusso resta sinonimo di griffe made in France e made in Italy.
Ramdane Touhami, creatore della Parfumerie Générale (una profumeria diversa da tutte le altre, in cui si trovano cosmetici dalle origini più diverse) crede che a livello distributivo la singolarità, e non più il “clonare” le boutique, sia la carta vincente di domani, in un momento in cui la mondializzazione è già realtà, e le distanze tra un Paese e l’altro sempre più brevi.
g.g.
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