Creatività e management, antagonismo o sinergia?: un incontro ieri a Milano

Creatività e originalità da un lato, esigenze di mercato dall’altro, in un momento di crisi, anzi di cambiamento epocale. Alla tavola rotonda organizzata ieri a Milano da Domus Academy, importanti personalità del settore hanno analizzato l’attuale situazione del comparto e i possibili scenari futuri.
Nel Salone d’Onore della Triennale milanese si è discusso dello stato odierno del fashion system: si assiste a una sempre minor rilevanza della creatività dei designer in favore di strategie legate troppo spesso a un’ottica di profitto e di ritorno degli investimenti. Una situazione in cui si fa sempre più pressante il ruolo decisionale dei manager, le piccole griffe vengono non di rado acquisite da gruppi internazionali e ci si allontana da quel sistema valoriale che aveva contraddistinto gli albori del made in Italy.
“Nel mio caso, essendo a capo di un piccolo marchio, non sento la pressione di una struttura manageriale che mi controlla, mentre lo avverto nelle collaborazioni con grandi aziende”, ha rilevato Albino d’Amato, al timone stilistico del brand che porta il suo nome. “Il problema ora, in questa fase difficile di mercato - ha proseguito - è anche l’appiattimento del gusto e della cultura del consumatore”. Di parere diverso Francesco Morace (presidente di Future Concept Lab), che ha coniato il termine di “consumautori”, persone in grado di approcciarsi in modo veloce e autonomo nella scelta dei prodotti. Un fatto è certo: la moda precorre i tempi e ha anticipato l’attuale impasse, da cui si può risollevare cambiando i paradigmi. La crisi è l’occhio che dobbiamo utilizzare per guardare al futuro e costruire un sistema nuovo di relazioni.
“Sono a favore di una struttura manageriale che non controlli, ma che supporti la creatività. In questo momento è necessario ideare cose nuove; bisogna inoltre ricordare che dalla crisi del ’75 sono nati nomi come Giorgio Armani e Gianfranco Ferré”, ha affermato Carlo Rivetti, presidente e ceo di Sportswear Company, che ha illustrato la propria esperienza e filosofia aziendale, come hanno fatto i designer Maurizio Modica e Pierfrancesco Gigliotti (il duo dietro Frankie Morello) e Antonio Berardi. “C’è bisogno di figure che, oltre a sapere lavorare in team, non abbiano una visione monosettoriale - ha sintetizzato Roberto D’Incau, head hunter nell’ambito del fashion luxury -. Professionisti che mettano insieme il creativo con il senso del mercato e il manager non solo number-oriented”. Oppure ricominciare dall’artigianalità, da una produzione “lenta” e da creazioni con una memoria storica e una propria identità: “L’Italia potrebbe ripartire dal suo unico e invidiato mondo manifatturiero, puntando sull’innovazione tecnologica”, ha suggerito l’imprenditore Giovanni Bonotto. All’incontro sono intervenuti anche rappresentanti della stampa di settore e della distribuzione.
d.p.
stats